L’ipocrisia è un male presente?

di | 22 novembre 2013 | tribuna aperta | 0 commenti

di Mario Di Vito*

campanellaNei tempi contemporanei, forse questo male dell’anima, si parla dell’ipocrisia, non riesce più a produrre cospicuamente errori ed inganni, perché la gente si è oggi premunita, facendo ricorso più volentieri agli antichi ed eterni valori spirituali. La simulazione di bontà e di virtù ed addirittura di santità, o ancora meglio la finzione vile di affettare sentimenti, ingenui e puri, che proprio non si hanno, per entrare in grazia del pubblico o di quelle persone, che possono interessare direttamente l’agente per altri suoi oscuri e reconditi fini, è forse effettivamente divenuta oggi un’ostentazione comportamentale artificiosa e stupida, che presto svanisce nel nulla e non lascia segni per chi la subisce, che solo quelli di un riprovevole disgusto e di un generale biasimo.

Forse nel mondo religioso, siffatto male dell’anima conserva ancora qualche modesto peso, qualche rilievo. Il falso “devoto” manifesta una pietà, che, invece, non ha per nessuno, agisce così, solo per tutelare se stesso e la sua “figura”, che ritiene rigogliosa nell’ambito della sua comunità. Nostro Signor Gesù Cristo si sollevò con forza contro questo vizio e frequentemente lo rinfacciò ai farisei, riversando su di loro il solenne rimprovero del Padre Suo, quando disse, a proposito di un profeta, ai Giudei che “questo popolo mi onora colle labbra, ma il suo cuore è assai lontano da me”. Con assiomatica certezza, si può sostenere che questo vizio umano è ancora molto diffuso ed è sempre molto odioso; vi sono, infatti, soprattutto in taluni particolari ambienti politici, ipocriti, di ineffabile risma, che parlano di probità, di saggezza, di umanità, di zelo per il pubblico bene e poi nella loro interiorità preferiscono, invece, seguire solo i dettami, che possono rinforzare il loro  personale, insaziabile potere raggiunto.

La Chiesa considera “peccato mortale” solo quelle azioni di quegli ipocriti che cagionano danni considerevoli ad altri, poi si compiace di perdonare e di assolvere tutti gli altri. S. Tommaso ne parla in vari punti delle sue “Quaestiones disputatae  de veritate” e chiarisce ampiamente ed in concreto il suo contenuto, in relazione specialmente alle prevedibili conseguenze.

La gente vuole oggi solo più giustizia e più verità, impegno, meritocrazia, franchezza, sincerità nel compimento delle azioni private, ancorchè pubbliche ed è ben consapevole che nel passato, per assoluta mancanza di un valido e rigoroso contrasto, detto ripugnante comportamento poté realizzare gravissimi nocumenti a tutti, specialmente alla gente, onesta ed operativa.

Tommaso Campanella, il glorioso ed eroico padre domenicano, sommo filosofo del 1600, conosciuto per le sue sofferenze, (passò in una terribile prigione, a Napoli, nelle grate sotterranee di Castello dell’Ovo, la maggior parte della sua esistenza, solo a causa dei suoi scritti che avevano suscitato i sospetti dell’Inquisizione) in una sua famosa poesia filosofica, (il nostro filosofo negli anni della sua carcerazione aveva scritto molte sue opere, fra le quali tante splendide poesie, per l’esattezza centosessantatre) intitolata “Delle radici dei gran mali del mondo”, svolge un originale ragionamento ed afferma che “i mali estremi del mondo” sono la tirannide, i sofismi, ossia l’uso mistificato del sapere, e principalmente l’ipocrisia, cioè la falsa ed ingannevole sembianza dell’amore. Questi mali, sostiene ancora, causano tutti gli altri, che rendono al massimo sofferente la nostra vita, rinchiudendola nei vortici della disperazione  più assoluta.

La poesia di Campanella ha, però, un gran merito rispetto al pensiero di tanti altri studiosi, quello di rendere il ragionamento filosofico, che abbiamo appena esaminato, più energico e più penetrante e, come dire, anche più emozionante per il suo lirismo. Speriamo, dunque, che almeno il ricordo di questi concetti non rimanga ancora astratto e possa, invece, come dice il nostro gran poeta filosofo, fare acquistare ad essi, con “Possanza, Senno, Amore”, il valore di reali “personaggi viventi”, che possano a loro volta aiutarci a superare tutte le gravi difficoltà della presente crisi economica, che sta stravolgendo letteralmente la quasi totalità della parte migliore, più operosa, laboriosa ed attiva della nostra Comunità.

*Già dirigente generale della Polizia di Stato, scrittore e saggista

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