L’intitolazione di strade e piazze nelle città

di | 18 gennaio 2014 | tribuna aperta | 0 commenti

di Mario Di Vito*

piaveSi ritiene generalmente dall’opinione pubblica che chi intende fare attività giornalistica, a differenza degli scrittori, sapienti cultori dei sentimenti e degli stati d’animo delle persone e soprattutto delle intrigate vicende umane, molte volte scabrose e dolorose, deve sollecitare piuttosto e più semplicemente il gentile lettore a conoscere meglio aspetti e problemi della vita sociale a lui contemporanei, perché possa così tendere ad una sua migliore formazione spirituale, più serena, obbiettiva e congeniale ai tempi e sollecitare, nello stesso tempo, semmai il suo libero senso critico per cogliere l’effettiva verità dei fatti e degli accadimenti.

Di fronte a tantissimi ed altrettanti gravissimi problemi, presenti ogni giorno nella nostra vita quotidiana, v’è uno in particolare, appositamente tenuto all’oscuro, come dire, un po’ all’ombra delle coscienze, lasciato germogliare di nascosto, lontano dalle più pressanti preoccupazioni esistenziali giornaliere. Questa questione, invece, se fosse trattata come si conviene, forse eviterebbe biasimevoli conseguenze, che possono poi solo  procurare nell’immediato avvenire nocumento alle gloriose storie di ogni singola Comunità.

Si parla, diciamolo subito, con estrema franchezza, della sintomatica procedura, vecchia ed antiquata, tuttora vigente per la richiesta d’intitolazione di aree pubbliche di circolazione, ossia di vie, strade, piazze, vicoli, piazzali, parchi, ville ed addirittura di viottoli delle più sperdute contrade di ogni Paese a personaggi legati alle “cordate” politiche di potere del momento storico.

Senza scadere in ipocriti commenti di compiacimento o meno delle scelte finora realizzate dalle Giunte Comunali, tenute per legge all’approvazione con proprie delibere delle intitolazioni delle strade con i nomi di personaggi illustri, a seguito di esplicite richieste, che, come prescrive la legge del 23 Giugno 1927 n.1188, possono essere presentate anche da qualunque soggetto agli Uffici Toponomastici dei singoli Comuni (le delibere sono poi anche approvate dai Prefetti ai sensi dell’art.1 della citata legge), si può dire con estrema facilità ed immediatezza, che anche in questo specifico campo regna incontrastata la “politica”, più spicciola, dominante ed ammorbante.

Questo speciale settore della vita pubblica, che dovrebbe, invece, essere illuminato solamente da Storia e Saggezza, da Filosofia e Religione, da Cultura e Fede, da Amore e Riconoscenza, da Ammirazione ed Esempio, insomma dalle migliori virtù e testimonianze umane, è divenuta, oggi, anche dominio assoluto della politica, che ne determina con perentorio autoritarismo ogni suo più semplice e minimo contenuto.

La storia della nostra letteratura è ricca di esempi di opposizione a siffatto spregevole sistema: Cesare Angelini, sacerdote e letterato insigne, di Pavia, del secolo scorso, scrittore caro alla gente, di gusto finissimo, nella sua opera “Santi e Poeti”, nel descrivere Pavia, parla principalmente e solo dell’intitolazione di una importante arteria di detta città al filosofo Severino Boezio e tutto il passo è una sentita esaltazione del grande pensatore, morto assassinato crudelmente dalla ferocia del re Teodorico. Diviene, poi, davvero ammirevole, quando dichiara che nell’ultimo Ottocento “una voglia pedagogica e dotta portò gli amministratori della cosa pubblica a cambiare i vecchi nomi delle vie” di detta famosa città con quelli di illustri poeti e filosofi, di storici e scienziati, di eroi e statisti, di tutti i tempi, ricordati ad imperitura memoria con splendida, unanime ammirazione.

Anche su questa sacrosanta necessità sociale forse è d’uopo e giusto oggi, più che mai, auspicare una più limpida e trasparente modifica procedurale e chiedere la doverosa e diretta partecipazione del popolo, che, almeno in queste decisioni, che attengono esclusivamente solo alla storia gloriosa delle singole Comunità, si dovrebbe essere più aperti alle petizioni sincere popolari, giammai spinte dalla bramosia di potere, che affligge, invece, come è oramai facilmente constatabile, tutti i politici del nostro tempo, anche i consiglieri comunali delle più scordate Comunità.

*Già dirigente generale della Polizia di Stato, scrittore e saggista

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