L’inno alla Libertà si può celebrare ancora oggi?

di | 15 gennaio 2014 | tribuna aperta | 0 commenti

di Mario Di Vito*

libertàParlare di libertà oggi, sembrerebbe a primo acchito un discorrere su un tema oramai assimilato da tutti talmente bene, nella profondità più recondita dell’animo e dell’intelletto di ciascuno di noi, per cui apparirebbe legittimo tacciare questo novello atteggiamento di pensiero assolutamente arido ed inutile, quale percorso culturale intriso semmai solo di retoriche insulse, da abbandonare con immediatezza al destino delle cose futili, devianti e piene di spregevole doppiezza.

Tutta la storia dell’uomo, invece, sin dai suoi primi albori di civiltà fino a giungere al tempo presente, è storia segnata da un’infinita produzione sulla libertà di idee e di scelte, originali e geniali, trascritte in numerose opere, colme di valori morali, giuridici, economici e politici immensi, tutte pervase da tanta accesa religiosità, che chi ancora le studia con impegno, può facilmente cogliere ancora oggi concetti ed entità metafisiche di altissimo livello, che lo potranno poi senz’altro, con certezza,  sostenere validamente nelle tribolazioni della vita.

Gli storici, infatti, quelli di massima saggezza, che hanno trascorso tutta la loro esistenza nell’elaborazione e nello studio di questa mirabile condizione umana, sono oggi tutti d’accordo, in perfetta intesa tra loro, di ricordare ancora una volta all’uomo l’eterno significato della libertà, nelle sue migliori accezioni di autentico mito, di eccelsa filosofia, di perenne messaggio religioso, di eccellente argomento di ogni dialettica politica e civile di tutti i tempi.

L’Arte, da par sua, in tutte le sue formidabili estrinsecazioni, ha sempre inneggiato perdutamente alla libertà, così ad esempio ha fatto Giordano Bruno, con il suo inno elegiaco, così Ludwig Van Beethoven, con il suo delizioso Fidelio, così Fabrizio De Andrè, con il suo memorabile repertorio di canzoni. L’Arte ha innalzato alla libertà monumenti eroici, pitture strabilianti, tragedie e liriche sublimi e romanzi, giammai  oscurabili dall’oblio, dall’egoismo, dal malaffare, dalla malignità e dalla crudeltà di taluni uomini.

Oggi, dobbiamo forse pensare solo ad una migliore connotazione laudativa della libertà, lasciando solamente per un poco da parte le brillanti interpretazioni storiche, classiche del tempo passato.

Bisogna ed urge riflettere forse oggi su un travolgente dilemma che affligge la libertà: essa continua ad essere fortemente contrastata dai prepotenti vizi dell’uomo e dai suoi conseguenti ineffabili interessi e si deve, pertanto, oggi, maggiormente tutelarla e dire con tutta l’energia possibile, con l’aiuto e con l’afflato dei poeti e con l’amore e con la probità dei filosofi di tutti i tempi, che bisogna reagire ai suoi possibili affossamenti immaginabili, distruttivi di ogni bene comune.

La storia contemporanea, dei giorni nostri, ci esorta ad intraprendere ancora una volta questa fantastica gloriosa fatica, perché ci fa chiaramente intravedere la pericolosa verità: si parla invano ogni giorno delle implorata partecipazione diretta, intensa e sentita del popolo alla gestione della cosa pubblica, si discute e si pensa quotidianamente  anche ad una più moderna concezione della stessa libertà, purtroppo inutilmente.

Ancora una volta questa nuova e vivace visione, che trova il suo saldo fondamento nella tradizione dei filosofi antichi, ci viene in soccorso e ci consiglia: oggi, si dice ripetutamente che se vogliamo serbare la libertà da ogni malanno, è necessario che tutti, tutti insieme, accogliamo le norme morali da sempre presenti nella nostra coscienza, ancorché nella ragione e nella fede, per operare sotto la loro luce, perché solo così possiamo contrastare con fermezza efficace tutti gli odierni tentativi oligarchici e le precipitose fughe in altri deplorevoli stili di vita, malaugurati e forieri dello spregevole opportunismo, dell’effimero privilegio, dell’oscuro arricchimento, del bieco clientelismo, della sospirata appartenenza ad una cordata stucchevole vincente e principalmente dell’indifferente consapevolezza della perdita funesta di ogni dignità.

*Già dirigente generale della Polizia di Stato, scrittore e saggista

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