L’evasione fiscale si batte solo con il “contrasto di interessi”

di | 8 agosto 2013 | in evidenza | 0 commenti

Boiano (Dirstat)“Il contrasto di interessi con la deducibilità di scontrini fatture o ricevute rappresenta la strada maestra per contrastare la colossale  evasione fiscale”. Lo ha scritto in una lettera aperta al presidente del Consiglio, Enrico Letta il vicesegretario generale della Dirstat, il sindacato dei dirigenti pubblici, Pietro Paolo Boiano (nella foto).

Come mai ha deciso di scrivere al premier?

Perché la lotta alla evasione è un obiettivo perseguito da tutti i governi purtroppo con scarsi risultati. Il percorso che ha tracciato il presidente del Consiglio, puntando sul famigerato “contrasto di interessi”, sicuramente può dare concreti risultati. Necessitano, strumenti idonei ed incisivi e risorse umane di elevato profilo professionale.

Ritiene che il redditometro non sia idoneo?

La Cassazione e la Corte dei Conti hanno giudicato il redditometro uno strumento inadeguato in quanto gli accertamenti reddituali fatti esclusivamente in base ad elementi aliunde raccolti, ovvero non desunti dalle scritture contabili, conducono ad accertamenti costruiti soltanto sulla base di presunzioni semplici. L’esperienza ci insegna che gli accertamenti costruiti con il metodo induttivo offrono il fianco per il loro annullamento in sede contenzioso, perché privi dei requisiti di gravità precisione e concordanza. Vale la pena ricordare che la Cassazione pone l’onere della prova a carico del Fisco.

Altro problema da prendere in considerazione le fusioni delle Agenzie fiscali che il governo Monti decise di accorpare per decreto senza valutare le eventuali ricadute …

Infatti Entrate e Territorio sono le strutture nelle cui mani è il contrasto alla evasione fiscale che sarà decisivo soltanto se sostenuto a pieno regime di funzionalità. Nel momento in cui dilaga l’evasione fiscale (154 miliardi di  euro) l’Agenzia delle Entrate dovrà farsi carico di procedere alla integrazione di due realtà completamente diverse per culture rischiando un ibrido connubio. Eppure le Commissioni Finanze della scorsa legislatura avevano espresso parere contrario (nelle sedute del 25 giugno e 4 luglio 2012, ndr)  con l’invito all’esecutivo affinché soprassedesse ad intervenire sulle Agenzie Fiscali. Uno dei parlamentari, l’onorevole Leo, già alto dirigente del Ministero delle Finanze, non usò mezzi termini per dire che la riorganizzazione dell’Amministrazione finanziaria è una tematica complessa che non può essere affrontata con leggerezza, ma occorre tanta cautela, come era avvenuto nel 1993 a proposito della sostituzione delle Direzioni Generali con i Dipartimenti, e nel 2001 con l’istituzione delle Agenzie Fiscali. Il parlamentare faceva pure notare che in nessuno degli Stati europei risultano attribuite ad uno stesso soggetto le funzioni di determinazione della rendita catastale e quelle relative all’accertamento e riscossione delle imposte immobiliari. La Commissione aveva svolto un ottimo lavoro perché la riforma fortemente voluta dal governo in effetti era stata cancellata. Ma l’insidia era dietro l’angolo e si concretizzò in aula sotto la veste di un maxiemendamento nel quale non ci fu spazio per il lavoro della Commissione miseramente caduto sotto la legge del più forte. Discussione naturalmente preclusa con il voto di fiducia.

Analogo discorso vale per i Monopoli di Stato con le Dogane che in comune hanno solo le accise sui tabacchi ma nulla con i giochi quindi un grande marasma …

È appena il caso di evidenziare la inesistenza dei risparmi anzi per quel che riguarda i Monopoli di Stato con le Dogane esiste una maggiore spesa in quanto i dipendenti dei Monopoli hanno diritto all’adeguamento economico pari a quello delle Dogane (Spesa stimata 10 milioni di euro). È necessario eliminare questa anomalia solo italiana che nello stesso Ente si identifica Stato Accertatore – Impositore – Riscossore – Sanzionatore superando anche la Giustizia Amministrativa che quando si decise il decentramento degli enti locali il Tar del Lazio statuì che i comuni come enti impositori non potevano garantire una indipendenza nella stima degli immobili,in quanto coinvolti direttamente nel risultato della equazione : maggiore accertamento = maggiore gettito. Ciò a detta dei giudici faceva venir meno l’obiettività del giudizio legato a fattori esterni fortemente influenzabili.

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