Letta dichiara guerra alla violenza sulle donne

di | 25 novembre 2013 | attualità | 0 commenti

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Il femminicidio è ormai sempre più frequente, tanto che quasi non si contano più, solo dall’inizio del 2013, le donne, le mogli, le figlie, le amanti, che hanno perso la vita a causa di uomini, mariti o fidanzati. Oggi con la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, si ricordano tutte queste persone che hanno perso la vita e si grida con forza tutti insieme affinché ciò non avvenga più. I numeri delle vittime di femminicidio sono impressionanti. Più del 70 per cento delle donne nel mondo ha subito violenza almeno una volta nella vita, ha ricordato ieri il segretario generale delle Nazioni unite Ban Ki-­moon. Anche in Italia, dove solamente quest’anno ci sono state 128 vittime, la violenza contro le donne è al centro dell’interesse del governo e delle istituzioni. “Fin dall’inizio questo governo ha voluto dare un messaggio moto forte: vogliamo dichiarare guerra alla violenza sulle donne con uno sforzo a tutto campo” ha sottolineato il presidente del Consiglio Enrico Letta illustrando a Palazzo Chigi le iniziative assunte dal governo in materia, a cominciare dal decreto legge sul femminicidio, testo convertito l’11 ottobre in legge dal Parlamento “con interventi migliorativi”. Quel provvedimento, ha dichiarato Letta, “dà strumenti per il contrasto e la prevenzione” della violenza contro le donne. “Ma ­ ha aggiunto il premier ­ le leggi da sole non bastano, ora gli strumenti vanno adoperati”.

Investire sulla prevenzione e l’educazione al rispetto e alle differenze di genere, per contrastare una piaga sociale come la violenza sulle donne. È invece l’appello del presidente della Camera Laura Boldrini. Un fenomeno, ha ricordato, che “costa allo Stato ogni anno diciassette miliardi per assistenza medica, psicologica, giudiziaria, legale, mancato lavoro, e ovviamente il danno subito dalla donna. La prevenzione conviene quindi anche a livello economico oltre che sociale”. Secondo il presidente della Camera, “bisogna educare i propri figli al rispetto di genere, già in casa tra fratelli e sorelle. E poi anche a scuola. L’educazione alla differenza di genere è importantissima, aiuta tutti a essere più consapevoli. È un percorso che donne e uomini devono poter fare insieme. Forse abbiamo escluso gli uomini da questo percorso. Invece va intrapreso insieme”. La Boldrini infine ha parlato della responsabilità dei media: “Spero non si usino più espressioni come raptus, perché non lo è mai davvero, o giallo, o baby squillo, definizioni veramente offensive, si punta sulla vittima e non su chi umilia”.

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha conferito l’Onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana a Lucia Annibali, l’avvocatessa di Pesaro sfregiata con l’acido da due sicari assoldati dal suo ex fidanzato. E Lucia, con la forza d’animo che la contraddistingue, scherza dopo aver ricevuto al notizia del riconoscimento: “Da oggi dovete chiamarmi cavaliere…”.

Sono tante le manifestazioni indette oggi per accendere i riflettori sul fenomeno e contrastarlo. Su invito della Boldrini, oggi alla Camera parlamentari e ministre, attrici e cantanti prenderanno tutte parte alla lettura dei monologhi di Serena Dandini, “Ferite a morte”, una “Spoon River” di storie di donne uccise per mano di mariti, compagni o fidanzati. Ma ci sono anche iniziative come quella del ministero della Salute che sta lavorando a un progetto per un percorso di accesso nei Pronto Soccorso riservato alle vittime di violenza, con un luogo dedicato all’accoglienza, in cui possano sentirsi protette, comprese e aiutate, o come l’evento “World for Women” in programma al Teatro Quirino di Roma. Infine anche le associazioni studentesche Rete degli studenti medi e Unione degli Universitari hanno organizzato iniziative in tutta Italia per dire che “l’unico modo per combattere la violenza sulle donne è ripartire da scuola e università con azioni culturali e politiche”.

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