Legge elettorale, Gentiloni mette la fiducia. L’ira dei grillini

di | 10 ottobre 2017 | attualità, politica | 0 commenti

Al via la discussione in Aula alla Camera sulla legge elettorale sulla quale il governo ha autorizzato la fiducia. Ore concitate prima dell’avvio della seduta sul Rosatellum. Dopo l’appello del Pd al premier Paolo Gentiloni per l’apposizione della fiducia sul provvedimento, una posizione bollata come “eversiva” dal Movimento cinque stelle, interviene il Quirinale. 

Il presidente della Repubblica pur non esprimendo, ovviamente, valutazioni nel merito del testo in esame in Parlamento o di scelte diverse in materia e neppure sull’ipotesi di voto di fiducia che attiene al rapporto Parlamento-governo – è quanto trapela dal Colle – continua a considerare positivo l’impegno in Parlamento per giungere a una nuova legge elettorale, auspicando che questo avvenga con ampio consenso.

“Dopo la riunione di maggioranza – dice all’Ansa il capogruppo Pd alla Camera Ettore Rosato – ho telefonato al premier Paolo Gentiloni riferendo che la valutazione della maggioranza sarebbe che è opportuna la fiducia perché il testo è frutto di un faticoso equilibrio tra maggioranza e opposizione e sottoporlo ai voti segreti metterebbe in difficoltà il complesso del testo”.

“Si scherza col fuoco”, è l’immediata replica al vetriolo di Mdp-Movimento democratico e progressista.

In sequenza poi sono arrivate le repliche degli altri partiti che hanno appoggiato il Rosatellum. “Non voteremo la fiducia ma diremo sì alla legge“, fa sapere la Lega. Forza Italia “voterà sì alla legge, pur non partecipando, ovviamente, alla votazione sulla fiducia“, fa sapere Renato Brunetta.

A Montecitorio è stato presentato un numero ridotto di emendamenti per una legge di tale portata: circa 200. Ma non è il numero a preoccupare la coalizione che sostiene questa legge, bensì i circa 50 voti segreti che potrebbero essere chiesti da chi vi si oppone.  

Al momento della chiusura dei termini per presentare le proposte di modifica al testo, non sono arrivati emendamenti che incidono sull’impianto da parte di Pd, Fi, Ap e Lega.

Qualche deputato Dem, ha ammesso il capogruppo Ettore Rosato, ha presentato “a livello individuale” proprie proposte, e Fi ne ha depositate due che però non incidono minimamente sull’impianto: riguardano infatti le modalità di voto degli italiani all’estero.

In linea teorica, quindi, i quattro partiti, a cui si aggiungono Svp, Des-Cd, Ci, Ala-Sc e Direzione Italia che sostengono il testo, non avrebbero problemi di numeri: i si potenziali sono 444 su 630.

Tuttavia il regolamento della Camera prevede che sui meccanismi che traducono i voti in seggi, si possa chiedere il voto segreto: bastano 20 deputati e Alfredo D’Attorre ha già detto che Mdp li chiederà.

Non lo farà il Movimento 5 stelle che in passato ha sempre criticato lo scrutinio segreto. La loro speranza è che in questo modo, specie tra i 283 deputati del Pd e i 58 di Fi, vi siano abbastanza defezioni da far saltare il banco, magari su un solo emendamento che rompa l’impianto del Rosatellum 2.0.

Questa legge elettorale, rispetto al proporzionale dell’Italicum, ha 231 collegi uninominali (il 36% dei seggi totali della Camera) che nelle regioni del Nord farebbe perdere dei seggi al Pd, mentre al Sud li farebbe perdere a Fi, che nel Mezzogiorno non può contare sui voti della Lega. La speranza di M5s, Mdp, Si e Fdi è che i singoli deputati Dem e “Azzurri” votino in segreto contro le indicazioni del gruppo puntando a mantenere l’attuale legge, appunto l’Italicum.

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