Legge di stabilità, delusi Anap e Forum del Terzo Settore

di | 23 ottobre 2013 | economia | 0 commenti

Palazzi AnapNon si placa la mobilitazione contro il ddl di stabilità varato dal governo Letta . Per il presidente Anap, Giampaolo Palazzi “è inaccettabile il blocco, anche se solo parziale, della rivalutazione delle pensioni tenendo anche conto che il loro potere d’acquisto già diminuisce ogni anno di circa il 3%”. “Noi comunque non ci rassegniamo – continua – e, dal momento che lo stesso Presidente del Consiglio Letta ha detto che la Legge potrà essere migliorata in sede parlamentare, come Anap non mancheremo di far sentire la nostra voce in quella sede”.

Per il vertice dell’associazione “non è pensabile che i nostri politici siano sordi alle grida d’allarme che provengono da milioni di pensionati che non sanno più come e dove ridurre le proprie spese. Al Parlamento ribadiremo il nostro punto di vista e, al tempo stesso, daremo indicazioni su cosa serve, a nostro avviso, per migliorare la situazione del Paese: dalle riforme strutturali ai tagli agli Enti inutili, fino alla vendita del patrimonio pubblico non utilizzato; e la lista, ovviamente, potrebbe continuare”. “Occorrerebbe – conclude il presidente Palazzi – un po’ di buon senso, di equità e, soprattutto, di coraggio che, probabilmente, è ciò che manca alle Istituzioni in questo periodo di crisi economica che il Paese sta attraversando”.

Delusi anche i rappresentanti del Forum del Terzo Settore: “il bicchiere non è ancora mezzo pieno – dice, a caldo, il Portavoce – senza dubbio riscontriamo che sono stati fatti passi in avanti rispetto agli anni passati, e che nel testo compaiono provvedimenti che vanno nella direzione delle richieste avanzate dal nostro mondo. Evidenziamo però che rimangono per le nostre organizzazioni diversi aspetti critici, che compromettono la possibilità di garantire servizi di importanza vitale per tanti cittadini e cittadine e che possono mettere seriamente a rischio molti posti di lavoro.” “Non troviamo traccia – afferma  – del Sia, il sostegno all’inclusione attiva, proposto dal Ministro Giovannini, né del Reis, il reddito di inclusione sociale, proposto da Acli e Caritas. Le risorse e gli strumenti messi in campo, a fronte dello stanziamento di 250 milioni di €, sono pochi e soprattutto non innovativi. Manca infatti una visione prospettica per l’elaborazione di un piano nazionale di contrasto alla povertà, come hanno gli altri paesi europei e tenendo presente che questo avviene in un momento sociale particolarmente drammatico per il Paese”.

Ma c’è di più: “Denunciamo anche il fatto che in questa Legge di stabilità non compare neppure il tema dell’Imu per gli immobili di proprietà di soggetti non profit. Un impegno che il Premier Enrico Letta aveva pubblicamente preso con noi e che non è stato mantenuto. Questa misura aiuterebbe a portare avanti attività e servizi destinati principalmente alle fasce più povere della popolazione, ed eviterebbe il rischio per molte associazioni di trovarsi costrette a cessare la proprie attività”. Per contro “sono state stanziate risorse per il Fondo per politiche sociali (317 mln€), per il Fondo per la non autosufficienza (250 mln€), per la vecchia Social card estesa ai cittadini comunitari e stranieri con permesso di soggiorno (250 mln€), e per il Servizio Civile (105 mln€) . “Piccole risorse che tuttavia – commenta il Portavoce – reputiamo ancora inadeguate per garantire, in particolare per quanto riguarda il Fondo per la non autosufficienza, il minimo di servizi e di assistenza”.

“Positiva – continua  – è invece la cancellazione dell’aumento al 10% dell’Iva per le attività socio assistenziali svolte dalle cooperative sociali e lo stanziamento di risorse per la cooperazione internazionale (170 mln€). Non sufficiente lo stanziamento di 400 milioni di euro per il 5 per mille, considerando che mancano ancora una volta il tema della stabilizzazione, e soprattutto quei 100 milioni in più, di cui abbiamo ribadito la richiesta, che lo renderebbero un vero 5 per mille, e non un 4 per mille. Assolutamente grave il dimezzamento del Fondo Infanzia”.

“Siamo stanchi – conclude il portavoce –  di portare avanti ogni anno le stesse battaglie. Vorremmo che il Paese scegliesse una volta per tutte uno sviluppo fondato su relazioni economiche diverse dove uguaglianza delle opportunità, sostenibilità ambientale e crescita culturale possano esserne cifra fondante. Quel modello di promozione dei beni comuni praticato quotidianamente dai cittadini attivi nel terzo settore che tuttavia non vedono riconosciuto il loro ruolo fondamentale per la crescita sociale, economica e culturale del nostro Paese.”

 

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