Legambiente, mafie interessate al made in Italy gastronomico

di | 12 agosto 2013 | attualità | Commenti disabilitati su Legambiente, mafie interessate al made in Italy gastronomico

made in Italy gastronomicoIl  made in Italy gastronomico è sotto attacco. Legambiente, durante la manifestazione nazionale che si svolge a Rispescia fino a domenica, ha diffuso i dati allarmanti contenuti nel Rapporto Ecomafia. Nel  2012 sono state accertati lungo la filiere agroalimentari ben 4.173 reati penali, più di 11 al giorno, con 2.901 denunce, 42 arresti e un valore di beni finiti sotto sequestro pari a oltre 78 milioni e 467.000 euro (e sanzioni penali e amministrative pari a più di 42,5 milioni di euro). Se si aggiungono anche il valore delle strutture sequestrate, dei conti correnti e dei contributi illeciti percepiti si superano i 672 milioni di euro, con 27 clan censiti da Legambiente con le “mani in pasta”. Tutti i clan più importanti sono interessati al banchetto: dai Gambino ai Casalesi, dai Mallardo alla mafia di Matteo Messina Denaro, dai Morabito ai Rinzivillo. La scalata mafiosa spesso approda nella ristorazione, dove gli ingenti guadagni accumulati consentono ai clan di acquisire ristoranti, alberghi, pizzerie, bar, che anche in questo caso diventano posti ideali dove “lavare” denaro e continuare a fare affari.

Dalle recenti inchieste e dei sequestri di beni, si è stimato in almeno 5.000 il numero dei locali nelle mani della criminalità, fra ristoranti, pizzerie, bar, intestati per lo più a prestanome e usati come copertura per riciclare i soldi sporchi. Una conferma arriva anche dal numero di aziende che operano nella ristorazione e nell’alberghiero, confiscate con sentenza definitiva al 31 gennaio 2012: sono ben 173 pari al 10% di tutte le imprese sottratte ai clan. Ma nel settore agroalimentare si muove anche una imprenditoria truffaldina e pericolosa che viaggia al contrario di come si converrebbe, decisa a calpestare ogni legge per bieco fine di lucro, a costo di mettere a rischio la salute degli ignari cittadini. Nel documento gli esperti passano in rassegna  una lunga lista di contraffazioni, adulterazioni, sofisticazioni e truffe, che colpiscono soprattutto i marchi a denominazione protetta, il vanto dell’enogastronomia di qualità.

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