Le dimissioni di Cuperlo e la gestione del Pd targato Renzi

di | 24 gennaio 2014 | tribuna aperta | 0 commenti

Cuperlodi Ciro Balzano

Cuperlo, in chiara protesta con Matteo Renzi, si dimette dalla presidenza del Partito Democratico. È questa la notizia che tutte le agenzie di stampa hanno battuto in questi giorni, lasciando spazio ad una riflessione abbastanza profonda sul nuovo “cantiere” del Partito Democratico. Innanzitutto Cuperlo, dopo Fassina in contrasto anch’esso con le metodiche del neo segretario Renzi, attraverso la sua inderogabile decisione, ha aperto la strada per l’analisi di un nuovo scenario, quello che in effetti prima veniva rappresentato proprio dallo stesso Renzi.

“Mi dimetto perché voglio avere la libertà di dire sempre quello che penso. Voglio poter applaudire, criticare, dissentire, senza che ciò appaia a nessuno come un abuso della carica che per qualche settimana ho cercato di ricoprire al meglio delle mie capacità.” Queste alcune parole estratte dalla lettera di Cuperlo indirizzate al segretario del suo partito.

Renzi per un pieno biennio ha sempre rappresentato il nemico in casa per il Partito di via Sant’Andrea delle Fratte. Minando la credibilità della dirigenza del PD ha saputo crearsi una forte base parlamentare prima di riemergere da vincitore dopo la debacle elettorale e l’abbandono della segreteria da parte di Bersani.

Però lo scenario che sta sempre più emergendo è quello di un Partito poco incline al dialogo interno e che legittima il suo segretario solo sulla base dell’elettorato che effettivamente ha permesso l’elezione di Renzi, 2 milioni di voti, che sembrano un po’ pochi rispetto all’intero bacino dei voti che possono essere raccolti da uno schieramento di centro sinistra.

Sicuramente la scelta di intavolare le trattative di una futura legge elettorale all’interno della sede del Partito con il nemico storico della sinistra Silvio Berlusconi, colpito da una condanna definitiva della magistratura, hanno indebolito la rivoluzione democratica ostentata dal segretario nella campagna delle Primarie. Le proteste, sia interne che esterne, sono sia sull’incontro con Berlusconi e sia sul contenuto della “nuova” legge elettorale, che non si discosta poi così tanto dal Porcellum recentemente definito anticostituzionale dalla Corte Costituzionale..

È sempre difficile governare quando non troppo tempo fa si criticava o si influenzavano le scelte di un intero partito perché in netto contrasto con le proprie idee, richiamando gli altri all’adeguamento dei diversi pareri, richiamando gli altri alla libertà di dissentire.

Renzi ancora non ha imparato a distinguere tra governare una città e governare un partito od addirittura un intero paese. Il dialogo è la base di ogni democrazia, specie quello interno ad ogni partito e non si può davvero pretendere che secondo la moderna logica conservatrice italiana, la legittimazione politica derivi solo da una ingente tornata elettorale a proprio favore, perché altrimenti si annulla l’idea del confronto, l’idea di un continuo labor limae progettuale in termini politici.

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