Lavoro: Isfol, cresce numero partecipanti a corsi di formazione

di | 19 febbraio 2014 | lavoro | 0 commenti

corsi formazioneLa crisi è nera e spesso si perde anche la speranza. Nel mercato del lavoro sono sempre più numerosi gli scoraggiati. Tuttavia c’è ancora chi cerca di restare competitivo, seguendo corsi di formazione. Gli adulti (25-64 anni) che nel 2012 hanno partecipato in Italia a iniziative di formazione e/o istruzione nelle quattro settimane precedenti la rilevazione sono pari al 6,6%, contro il 5,7% dell’anno precedente (+0,9%). I valori più bassi si riscontrano nel Sud (5,7%) e nelle Isole (5,7%), dove la crescita annuale è stata meno marcata che nelle altre circoscrizioni territoriali. È quanto viene evidenziato nel XIV Rapporto sulla formazione continua (2012-13), realizzato dall’Isfol per conto del ministero del Lavoro.
Nel dettaglio, la partecipazione appare più accentuata per le femmine (7%, contro una media Ue del 9,7%) rispetto ai maschi (6,1%, contro una media Uedell’8,4%). Tale dato è il riflesso della contraddizione che vede le donne maggiormente istruite degli uomini ma ciò nonostante più ai margini nel mercato del lavoro.
Valori particolarmente alti si riscontrano per la fascia d’età più giovane, cioè per i 25-34enni (13,6%), mostrando quindi un’analoga contraddizione legata alla marginalizzazione occupazionale della forza lavoro più formata.
A fronte del peso ricoperto dalle misure di cassa integrazione in deroga, che prevedevano obbligatoriamente l’attivazione di servizi anche di formazione, spicca la variazione annua tra gli occupati – tra cui si annoverano i cassaintegrati – che passano dal 5,4% del 2011 al 6,5% del 2012.
Meno rilevante è il balzo fatto registrare tra i disoccupati (6,2%), che diventa la categoria meno formata, e gli inattivi che invece rimane la categoria più formata (6,8%). Il dato relativo a chi ha un titolo di studio universitario – si legge ancora nella ricerca – raggiunge il 16,1% (identico alla media Ue), con uno scarto rilevante nei confronti di coloro che hanno un titolo di secondaria superiore (8,1%, contro il 7,7% della media Ue) e di chi ha raggiunto solo la secondaria inferiore (1,6%, contro il 3,9% della media Ue).
Considerando la popolazione di riferimento per titolo di studio, tra tutti i laureati la probabilità di essere coinvolti in percorsi di formazione è di uno su sei. Fra chi ha la secondarie superiore di uno su dodici. Tra coloro che hanno un titolo di secondaria inferiore – parliamo di circa 15 milioni di adulti, per lo più lavoratori – la probabilità è di 1 su 61. Poiché vi è una forte presenza nel nostro paese di popolazione con bassi livelli di istruzione, più che in altre realtà europee, è evidente come tale gap nei processi formativi rischi di approfondire le distanze di natura sociale ed economica fra i diversi segmenti della popolazione.
Il Rapporto sottolinea come le imprese maggiormente capaci di reagire alla crisi economica sono quelle che si sono mostrate in grado di porre in connessione innovazione e investimenti in formazione. Tuttavia la formazione continua riveste in Italia ancora una funzione ancillare: solo il 5,3% delle imprese con piu’ di 10 addetti sono molto impegnate sia sul piano dell’innovazione che su quello della formazione.
Uno degli aspetti indubbiamente critici riguarda la forte segmentazione di competenze, risorse, strategie della formazione continua. Basti dire che le filiere che si occupano di formazione continua sono almeno quattro (l. 236/93, l. 53/00, Fse, Fondi interprofessionali), per un totale di risorse disponibili pari a poco più di un miliardo di euro l’anno, gestite dai diversi soggetti che agiscono sui territori.

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