Lavoro e società, quanto è diversa l’Italia di oggi rispetto al passato

di | 10 gennaio 2014 | economia | 0 commenti

di Ciro Balzano

lavoroI recenti dati dell’Istat, relativi al mese di novembre, sulla disoccupazione ed occupazione nel nostro paese, che del resto hanno evidenziato il perdurare del trend negativo riguardo al lavoro, hanno aperto il nuovo anno, definito da molti come quello della “ripresa”.
Eppure la ripresa in questi primi 10 giorni del nuovo anno non ha ancora la possibilità di avviarsi a causa dell’assenza piuttosto palese di un reale piano di risanamento economico, sociale e politico dello Stato Italiano.
La moderna crisi economica, ancora fortemente presente nella maggior parte del continente Europeo, è il risultato della presenza congiunta di una serie di problematiche a livello economico e finanziario, che trovando terreno florido nelle deboli economie europee, ha potuto diffondersi facilmente sgretolando ogni tessuto produttivo debole.
Oggi la struttura della società moderna, intesa come il fitto reticolo di istituzioni, ruoli e status in essa presenti ed attivi, è in completo divenire e profondamente diversa rispetto al passato.
Sia per effetto dello sviluppo tecnologico che ha comportato una nuova concezione produttiva nel nostro paese, con le nuove forme di produzione sulla base di logiche to make o to buy (Produrre da sé oppure comprare da altri), sia per effetto del completo rinnovamento valoriale e relazionale tra gli individui, sia per effetto dello spostamento della centralità dall’economia reale alla finanza,  ma la struttura della nostra società è profondamente cambiata, ma soprattutto la reale concezione della nostra società.
Se volgessimo lo sguardo a numerose variabili economiche del passato, e non solo del nostro paese, potremmo facilmente evidenziare come le retribuzioni rispetto al passato hanno una capacità d’acquisto, il potere d’acquisto quindi, completamente diverso. Oggi è più facile acquistare beni che prima potevano essere considerati di lusso ma questo ha comportato una profonda frattura tra retribuzioni di basso profilo (operai, impiegati) e retribuzioni di alto profilo (dirigenti,grandi imprenditori).
Infatti se per le professioni di basso profilo le retribuzioni sono aumentate, anche se di poco, per quelle di alto profilo la situazione è completamente opposta, con retribuzioni 100 o 1000 volte maggiori rispetto a quelle di basso profilo. Questo non ha fatto altro che creare la cosiddetta “forbice” economica, intesa come squilibrio sulla base della ricchezza realmente posseduta dagli individui, che ha portato in fin dei conti all’annullamento della cosiddetta classe media.
In Italia il tasso di disoccupazione nel 1977 era di appena 6 punti percentuali, con un numero di disoccupati meno della metà di oggi.  Oggi il tasso di disoccupazione è quasi il doppio ma l’occupazione è pressoché uguale rispetto al passato, se non addirittura aumentata. Questo si spiega facilmente guardando alla storia del nostro paese e guardando come l’aumento della popolazione non sia stato sfruttato nel modo giusto dal mondo del lavoro.
Nel 1977 la popolazione regolarmente censita era quasi di 56 milioni ed il tasso di disoccupazione del 6 per cento mentre quello di occupazione ha sempre oscillato fino ai giorni d’oggi tra il 53 per cento ed il 56-57 per cento.  Il tasso di disoccupazione invece se nel 1977 era del 6 per cento, oggi è di quasi 12 punti percentuali e la popolazione è di 59 milioni.
Quindi l’aumento della popolazione ha portato piccoli benefici al mondo del lavoro ma il restante numero di cittadini si è trovato al di fuori di ogni settore produttivo, perché appunto questo non è stato capace di ri-creare le condizioni per l’aumento degli occupati, generando di rimando un aumento vertiginoso del numero dei disoccupati, e non a caso ad appartenere in misura maggiore a questa condizione sono le “nuove” generazioni.

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