Lavoratori precoci, Famiglie numerose: discriminatoria l’esclusione dal conteggio dell’astensione per maternità facoltativa

di | 9 ottobre 2013 | economia | Commenti disabilitati su Lavoratori precoci, Famiglie numerose: discriminatoria l’esclusione dal conteggio dell’astensione per maternità facoltativa

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Restano fuori – almeno per adesso – i periodi di maternità facoltativa chiesti al proprio datore di lavoro dalle mamme lavoratrici precoci dal computo dei contributi richiesti per accedere alla pensione. Il Ministro del lavoro Enrico Giovacchini ha risposto oggi pomeriggio nel question time ad una interrogazione su questo argomento rivoltagli dal deputato Mario Sberna e condivisa dai suoi colleghi Gianluigi Gigli e Paola Binetti. Il fatto è piuttosto noto: “Da sempre – spiega Mario Sberna   – i lavoratori precoci possono andare in pensione anticipata. Oggi molti di loro non lo fanno perché, se non hanno compiuto almeno 62 anni, rischiano di percepire una pensione ridotta rispetto alle aspettative (decurtata dell’1% se hanno 61 anni, del 2% se intendono andare in pensione a 60 anni, del 4% a 59, del 6% a 58, dell’8% a 57, del 10% a 56 anni). Per la verità una legge dello scorso anno istituiva una deroga alla riforma Fornero, stabilendo che chi avrebbe maturato il requisito di anzianità contributiva entro il 31 dicembre 2017, avrebbe potuto farlo senza penalizzazioni. La deroga prevede però che nel conteggio dei contributi debbano essere contemplati  solo gli anni in cui il lavoratore precoce ha effettivamente lavorato. Nel computo sono inclusi l’astensione obbligatoria per maternità, per l’assolvimento degli obblighi di leva, per infortunio, per malattia e per cassa integrazione ordinaria. Ma sono esclusi: l ‘astensione facoltativa per maternità, i periodi di mobilità, di cassa integrazione straordinaria o in deroga, di disoccupazione, i permessi ottenuti in ottemperanza alla legge n. 104 del 1992,  le giornate di sciopero, i distacchi sindacali, le aspettative senza assegni a qualsiasi titolo”.

Nel question time di oggi il ministro Enrico Giovannini si è detto consapevole che sarebbe giusto prestare particolare attenzione verso chi, astenendosi dal lavoro per qualche giorno o un periodo più prolungato, lo ha fatto – questo il senso dell’intervento – dando priorità ai figli o a un parente disabile o perché doveva donare il sangue. Verso soluzione due dei casi citati da Sberna: la prima commissione del Senato ha approvato un emendamento per includere nelle prestazioni di lavoro anche le giornate di donazione di sangue. “Ieri – ha osservato Giovannini – ho dato parere favorevole alla Camera ad un altro emendamento, per estenderlo alle persone che si sono prese cura di disabili gravi”.

Restano fuori, però, tutti gli altri casi. Uno, in particolare, è particolarmente caro a Mario Sberna: con la deroga alla riforma Fornero, infatti, restano fuori dal conteggio dei contributi utili alla pensione i mesi di maternità facoltativa chiesti da una madre lavoratrice. Di una vera e propria “discriminazione nei confronti delle madri” aveva parlato questa mattina Emanuela Spitaleri, consigliere nazionale dell’associazione nazionale Famiglie numerose, che intende segnalare il caso al viceministro del lavoro e delle politiche sociali Maria Cecilia Guerra. Emanuela, madre di sei figli, dopo la nascita di ogni bebé ha usufruito anche dei mesi di astensione facoltativa della maternità. Di più: “Ho scelto il part time, per garantire ai miei bambini educazione, assistenza e cura, senza pesare sullo Stato (asili nido, tempi prolungati a scuola). Questo è il riconoscimento?”. Mario Sberna ha promesso al ministro: “Torneremo sull’argomento. Fiducioso di trovare un governo sensibile a questa istanza”.

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