Lampedusa, l’Italia non impara dai propri errori

di | 20 dicembre 2013 | attualità | 0 commenti

CieLe immagini diffuse in modo virale prima dalla rete e poi approdate nei telegiornali nazionali, sicuramente hanno portato la nostra mente a compiere un viaggio, non troppo forzato, nella storia umana.

Quelle immagini così cariche di umiliazione addirittura per chi le guardava, senza misurarla per chi le subiva, hanno aperto ancora una volta un dibattito infinito sulle condizioni dei migranti, che una volta approdati in Italia, quando riescono a superare il viaggio, vengono abbandonati per sempre nei vari centri di identificazione ed espulsione.

Parlano chiaro i frammenti video palesati agli occhi dell’opinione pubblica e ripresi nel Cie di Lampedusa, dove la Cooperativa “Lampedusa accoglienza” si occupa dei migranti da anni ormai e grazie ai quali riesce a percepire milioni di euro dallo Stato. Nel solo 2012, come documentato dall’Espresso, ha percepito ben 3 milioni di euro, arrivando ad incassare dai 30 ai 50 euro per ogni migrante. Costretti a denudarsi in modo poco dignitoso davanti a tutti gli altri e davanti ai sedicenti operatori deputati al loro trattamento sanitario, tra cui si scorge anche una donna.

Forti getti di acqua sui loro corpi, fermi, nudi e fermi come in un autolavaggio, senza pensare minimamente di avere dinanzi delle persone, con dei sentimenti, con delle emozioni a cui dar conto, da salvaguardare, da nutrire. Non a caso la prima ad ammonire l’Italia è stata proprio l’Unione Europea, che nella persona di Cecilia Malmstrom, commissario agli Affari Interni, minaccia di tagliare i fondi per l’assistenza ai migranti ed ha annunciato l’apertura di indagini sulle condizioni dei centri di accoglienza italiani.

Immagini dure e crude che probabilmente mai sarebbero giunte a noi se non fosse stato un ragazzo siriano dello stesso centro a fermarle, a catturarle per mostrare a tutti l’abominio che ogni giorno in Italia continua imperterrito a verificarsi. Ma non è tutto perché se si pensa che il problema all’interno di questi centri per l’accoglienza sia solo il modo in cui vengono “curati” gli immigrati, allora si è fortemente fuori strada.

Condizioni igieniche inumane, si mangia e si dorme a terra, epidemie continue di scabbia e pidocchi, presenza ingente di cani randagi, assenza di coperte per ripararsi dal freddo, persone ammassate senza alcun spazio personale, i servizi igienici non funzionanti danno una connotazione diversa a questa sequenza video.

Questa serie di immagini che circolano insistentemente da giorni allora si pongono non come una sequenza anonima e singolare sul problema dell’accoglienza ma cercano di denunciare tutto ciò che c’è dietro a quel mondo, spesso fatto di parole taciute per paura di ritorsioni verso chi denuncia, a volte fatto di beceri interessi economici più che umanitari da parte di chi si accaparra gli appalti per “prendersi cura” dei migranti. Stanti così le cose non dovrebbe sussistere più quel tetro ed a volte fastidioso sistema di convinzioni radicato in molti italiani che vede nei migranti un peso economico e sociale sull’Italia, che spesso agli occhi di alcuni superficiali italiani risultano essere paradossalmente dei privilegiati.

Il problema delle migrazioni, al di là delle manovre politiche volte a trovare soluzioni, sempre tardive, necessita di una revisione dal punto di vista valoriale e del comparto ideologico del nostro paese. È inutile e poco saggio pensare che solo attraverso una serie di leggi si possa risolvere questa problematica se non prima si agisce da un punto di vista culturale, cercando di arginare e riconvertire quel senso di xenofobia ormai endemico nel nostro paese ed ora accresciuto dalla crisi economica che si connota a tutti gli effetti come una continua lotta tra poveri piuttosto che tra solidali. Allora queste immagini, devono restare impresse nelle nostre menti e nelle generazioni future, perché solo partendo dalla consapevolezza che nessuno ha il diritto di estirpare la dignità da un uomo si può sperare di avere in futuro una generazione diversa dalla nostra e più “umana”.

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