L’accusa del Pm: le Ong vogliono destabilizzare l’economia con i migranti

di | 27 aprile 2017 | attualità | 0 commenti

“A mio avviso alcune Ong potrebbero essere finanziate dai trafficanti e so di contatti. Un traffico che oggi sta fruttando quanto quello della droga”. Così Carmelo Zuccaro, procuratore di Catania, ai microfoni di Agorà (RaiTre), rincarando la dose in merito alle polemiche sollevate in questi giorni dall’inchiesta aperta dal suo ufficio su questo tema.

“Forse la cosa potrebbe essere ancora più inquietante – ha aggiunto Zuccaro – si perseguono da parte di alcune Ong finalità diverse: destabilizzare l’economia italiana per trarne dei vantaggi”. Alla domanda sui possibili allarmismi, Zuccaro risponde: “Se l’informazione è corretta questo corto circuito non si può creare salvo per effetto di persone che vogliono creare confusione”.

Dopo aver messo in dubbio le modalità di finanziamento di alcune tra le più attive associazioni umanitarie, oggi il pm ha lanciato una vera bomba. Certo, il procuratore invita a “non fare di tutta l’erba un fascio”, come peraltro aveva già fatto in passato escludendo dal raggio dell’azione investigativa Medici Senza Frontiere e Save The Children. Ma vuole vederci chiaro perché “alcune non rispettano le regole” e sui finanziamenti compaiono più luci che ombre, tra 5×1.000 milionari e ricchi assicuratori scopertisi filantropi.

Un dato è certo: le Ong hanno tutte lo scopo di creare corridoi umanitari per permettere ai migranti di arrivare in Italia. Ma quella di istituire “vie legali” per l’approdo in Europa è una scelta che spetta agli Stati semmai.

Intanto, le indagini di Catania, Palermo, Cagliari e Reggio Calabria vanno avanti. Per il pool catanese “di prove si può parlare soltanto a fronte di conoscenze che possano essere utilizzate processualmente e queste al momento mancano”. In parole semplici: “Contatti diretti con soggetti che si trovano in Libia che annunciano la partenza di barconi”, navi che accendono fari per indicare la rotta, barconi “scortati” dai trafficanti vicino ai vascelli delle onlus, operazioni di recupero all’interno delle acque libiche, scafisti che forniscono ai migranti i numeri di telefono degli operatori umanitari e via dicendo.

Da quando le Ong operano nel Mediterraneo, gli scafisti fanno affari, sulla pelle dei sempre più numerosi nuovi schiavi che muoiono in mare.

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