L’accorpamento delle Agenzie fiscali? Una torre di Babele

di | 22 novembre 2013 | editoriali | 0 commenti

agenzia-del-territorioLa capacità di un Paese di darsi una mossa si misura anche dalla efficienza della Pa. In questo ambito, purtroppo, l’Italia non se la passa molto bene. Le responsabilità non sono ascrivibili ai pubblici dipendenti quanto ad una classe dirigente troppo impegnata nella distribuzione di poltrone e prebende, incapace di ripensare un modello di organizzazione amministrativo in grado di reggere il confronto con la Francia o con la Germania.
A farne le spese solo i cittadini, i quali hanno sempre più l’impressione di trovarsi sul crinale della Torre di Babele, la mitica costruzione di cui narra il Libro della Genesi della Bibbia. L’ultima trovata dei nostri politici è l’accorpamento con la conseguente riduzione del numero delle agenzie fiscali. Un provvedimento, questo, adottato in base alla famigerata Spending review che sta causando disagi tanto agli utenti quanto al personale.
Ma entriamo più nel dettaglio per capire quello che sta succedendo da un po’ di tempo a questa parte.

Poniamo il caso che vi arrivi una comunicazione relativa al un tributo non pagato e che voi decidiate di rivolgervi all’ufficio competente. Fino a poco fa avreste potuto rivolgersi all’Agenzia delle Entrate più vicina. Adesso non è più così. Già perché, grazie al Governo Monti ed a quello che è subentrato, che non ha cambiato le cose, esistono due strutture apparentemente simili: l’Agenzia delle Entrate e del Territorio e l’Agenzia delle Entrate – Ufficio territoriale. Se a ciò aggiungiamo che, nei capoluoghi di provincia, esiste l’Ufficio Territoriale del Governo (la Prefettura) ben si possono comprendere le difficoltà del cittadino medio di individuare il proprio interlocutore.

La metafora della Torre dei Babele appare quanto mai conforme alla realtà. Il povero contribuente, prima di individuare la persona in grado di rispondere ai suoi quesiti, dovrà attraversare la città di residenza da un capo all’altro con dispiego di energie, risorse economiche e di stress. Se dietro tutto questo ci fosse un disegno, magari volto a dissuadere i riottosi della mobilità, allora dovremmo congratularci con il legislatore, pur ravvisando, nella fattispecie, una palese violazione della Carta del 1948. Nutriamo forti dubbi sul fatto che vi sia una ratio. Così come non ci convince la storia del risparmio di denaro pubblico.

Il risparmio derivante dall’unificazione di qualche struttura centrale e regionale di coordinamento potrebbe ridursi, se non addirittura annullarsi, a fronte dei costi da sostenere: a cominciare dell’intervento da realizzare sui sistemi informatici. Vogliamo, poi, parlare della sorte destinata agli archivi (cartacei) del caro vecchio Catasto? Cui prodest? (A chi giova tutto questo?). Cui Bono? (Chi ne beneficia?), direbbero i nostri antenati. Certamente non gli utenti/contribuenti e nemmeno i dipendenti. Senatore Monti, onorevole Letta (Enrico) attendiamo, con impazienza, una vostra risposta…

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