La tragedia infinita dei migranti e il ruolo dell’Italia

di | 3 ottobre 2013 | attualità | Commenti disabilitati su La tragedia infinita dei migranti e il ruolo dell’Italia

di Ciro Balzano

immigratiContinuano ad arrivare, continuano a sperare. Nemmeno una settimana e le notizie di una terza tragedia in mare, probabilmente la più cruenta, scuotono l’Italia. Un barcone carico di migranti è naufragato a Lampedusa. Il bilancio  è fermo, al momento, a 94 vittime. Tra i morti ci sono anche una donna incinta e due bambini. I cadaveri sono stati trasportati in un hangar dell’aeroporto perché non c’è più posto nella camera mortuaria. Secondo i soccorritori all’appello mancherebbero altre 250 persone.

Un’ecatombe. Donne, madri, sorelle, bambini, figli, uomini, padri, fratelli. Stipati come ratti, come animali al macello. Non è un racconto, è la realtà. Anche oggi, le coste del nostro paese sono state teatro per l’ennesimo dramma. 

Queste tragedie ci raccontano e ci mostrano due lati di un paese profondamente diviso. L’Italia, anche se oggi si continua a negarlo, sin dalla sua unità è nata divisa. Nord e Sud, due storie, due esperienze sociali, amministrative e politiche, economiche diverse. Ancora oggi, seppur sia passato più di un secolo dall’unificazione, le differenze territoriali si fanno sentire in maniera netta ma le conseguenze di queste profonde diversità, che non sono solo geograficamente rilevabili, si riscontrano anche nel sociale, nell’economia, nella produzione industriale, negli atteggiamenti, nei valori, nei modelli di comportamento.

Tragedie come queste evidenziano l’esistenza di un’Italia a due facce, che continuamente, specie riguardo al fenomeno migratorio, si trova eternamente divisa. Molti sostengono che sia stata la crisi generale del lavoro in Italia a generare un clima di profonda discriminazione verso l’altro, ma noi sappiamo che questa non è la verità e non è nemmeno una coniugazione di questa problematica insoluta.

In Italia coesistono due diversi atteggiamenti nei confronti di questo fenomeno. Uno intriso di tolleranza, di spirito di accoglienza, di umanità al di là della condizione sociale ed economica a cui si appartiene. Una forte rete di volontariato disposta a sacrificarsi soprattutto per chi è in difficoltà, come accaduto poco tempo fa a Siracusa, dove alcuni bagnanti ,senza curarsi da dove provenissero e di quale colore fosse la loro pelle, aiutarono numerose persone a giungere a riva. Quella scena colpì molte persone, soprattutto chi si batteva ed ancora si batte affinché in Italia ci sia una legge più dignitosa nei confronti dei migranti. Però la stessa scena non colpì le persone annoverabili nell’altro atteggiamento. Un atteggiamento pieno di disprezzo, tracimante di odio verso il prossimo, che affonda le sue radici nell’Italia preunitaria e nelle concezioni ataviche dello straniero visto come usurpatore di lavoro e di donne. Uno straniero non più individuo, portatore sano di usi e costumi, tradizioni e valori, storie e dolori, ma uno straniero a prescindere usurpatore dei nostri spazi, delle nostre tradizioni, dei nostri atteggiamenti. Uno straniero che vuole imporci i suoi miti, le sue credenze, la sua religione. Allora è uno straniero da cacciare, in tutti i modi. Nero, moro, scuro, mulatto che sia deve andare via. Se dovesse servire una tragedia affinché si fermi questa masnada dal mare allora ben venga per loro, perché poi a loro interessa degli italiani.

La crisi economica non ha fatto altro che accentuare questi atteggiamenti in maniera netta, decisa. Ciò che serve a questo paese, ancor prima di una riforma regolatrice in termini di immigrazione ed accoglienza dei migranti, è la consapevolezza della nostra storia, un nuovo corso in termini valoriali. Perché ci può anche essere lavoro per tutti, ma la tolleranza non esiste grazie al lavoro, grazie al benessere. La tolleranza, l’umanità esiste per il lungo processo di socializzazione impresso dalle famiglie ai figli, che portano nella società la cultura trasmessa e condivisa nel nucleo familiare di appartenenza.

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