“La risacca”, la crisi del lavoro vista da Pierre Carniti

di | 3 agosto 2013 | politica | Commenti disabilitati su “La risacca”, la crisi del lavoro vista da Pierre Carniti

pierre-carniti“La risacca” è il titolo dell’ultima fatica letteraria di uno dei più grandi sindacalisti della storia del nostro Paese: Pierre Carniti. Il libro è una sorta di ricapitolazione delle pluridecennali riflessioni sul mondo del lavoro che l’esponente del sindacato ha elaborato in tutti questi anni.

Partendo da lontano, l’autore ripercorre a volo d’uccello una storia del lavoro in Occidente per arrivare alle trasformazioni e ai dilemmi contemporanei che investono sia la disponibilità di lavoro, sia i modi e le relazioni tra i protagonisti di questo mondo, l’immobilismo, l’incapacità di prendere decisioni forti, la sterile discussione fine a sé stessa, la visione corta di soluzioni di breve durata.

Per Carniti di fronte al dramma della disoccupazione, che sta assumendo numeri e toni di drammatica evidenza, questo finto agitarsi di facciata, che non riguarda solo i politici ma anche studiosi e responsabili delle aziende, è traducibile in una parola: la risacca. 

larisacca_copertina-213x300Ossia quel ritorno delle onde su se stesse che sembra movimento, ma che in realtà non produce un vero cambiamento dello status.

La “questione lavoro”, che è ormai la questione centrale del nostro Paese e di tutto l’Occidente, ha bisogno di coraggio, di innovazione, di intelligenza, di capacità di analisi dell’esistente e di quanto va emergendo man mano nella società e nelle pieghe di realtà fino ad oggi non sufficientemente prese in considerazione.

Il libro non ha la pretesa di funzionare da compendio di tutto il dibattito esistente sul tema lavoro, ma semplicemente: parte dalla storia, senza la presunzione di essere esaustivo, ma per porre basi solide al ragionamento; segue un’analisi sui numeri e sui fenomeni internazionali, per allargare l’orizzonte; porta a compimento le proposte più coraggiose e decisive; per concludersi con un’analisi sul senso, il valore, il significato del lavoro oggi.

Così, con il supporto dei numeri e con un linguaggio che può apparire irriverente, ma è solo la forza di chi ha ben presente la gravità del problema, Carniti ripropone un vecchio dilemma come la questione della redistribuzione dell’orario di lavoro e, ponendosi la domanda: “Forse, se tutti lavorassimo un po’ meno, ci sarebbe più occupazione per tutti?”. Per la politica quelle di Carniti, non possono che essere provocazioni salutari. La trasformazione di questo sistema capitalistico, che sta mostrando con evidenza tutte le sue debolezze per la crisi che appare irreversibile, richiede un forte investimento collettivo: “Questo potrà avvenire – dice con forza il sindacalista – grazie all’intervento della cultura, della politica, delle istituzioni, della società civile per raggiungere un equilibrio finalmente a misura d’uomo. Che non nascerà spontaneamente, perché presuppone un cambiamento di mentalità, di abitudini, di cultura, indispensabili per perseguire la dimensione libertaria della società e dello stesso capitalismo. Anche a costo di cambiargli le caratteristiche”.

 

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