La ricetta dei consulenti del lavoro: tagli alla casta per rilanciare l’economia

di | 12 agosto 2013 | economia | Commenti disabilitati su La ricetta dei consulenti del lavoro: tagli alla casta per rilanciare l’economia

castaRiduzione dei finanziamenti pubblici a Caf, partiti politici e patronati. Ma anche taglio dei costi delle Authority, dei compensi e delle pensioni d’oro dei manager pubblici. A leggere queste proposte sembra quasi di assistere ad uno dei tanti comizi contro la casta che ha rovinato il nostro Paese. Invece a parlare sono dei professionisti che hanno una perfetta cognizione della materia, e cioè gli esperti della Fondazione Studi consulenti del lavoro riguardo i tagli alla spesa pubblica. Un elenco di voci di costo “inutili” e “improduttive” che devono essere eliminate per far ripartire l’economia. “Si tratta di pesantissime voci poste al passivo del bilancio dello Stato – si legge in una nota – per oltre 1 miliardo di euro, oltre ai quali si aggiungono decine di miliardi sperperati dal sistema regionale”. I numeri della crisi sono allarmanti: “1.090.000.000 di ore di Cigs del 2012, oltre 1.000.000 i licenziamenti effettuati solo nel 2012 (più 14 per cento del 2011), più di mille le aziende che ogni giorno sono costrette a chiudere a causa di una pressione fiscale giunta al 44 per cento, ponendoci al quarto posto tra i 17 Paesi europei”.

La spesa pubblica è aumentata del 50 per cento, passando dai 536 miliardi del 2001 agli 805 miliardi del 2012, calcolando che tra le numerose spese improduttive dello Stato ci sono oltre 2 miliardi per i trasferimenti a società di servizi pubblici (Ferrovie dello Stato, Poste Italiane, Telecom), oltre 107 miliardi per trasferimenti correnti per le spese delle amministrazioni locali, 327 milioni per contributi ai Caf e 15 milioni per le Authority, senza tralasciare – spiegano gli autori della ricerca – i 309 milioni per gli istituti di patronato e assistenza sociale e i circa 91 milioni per i finanziamenti ai partiti. Per la Fondazione “l’ostacolo più grosso alla ripresa dell’occupazione non è, però, risolvibile con norme in materia di lavoro”. Il nodo è legato allo sviluppo dell’economia senza il quale non ci potrà essere nuova occupazione.

 

 

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