La ricerca della verità, un problema sempre attuale

di | 3 febbraio 2014 | tribuna aperta | 0 commenti

bocca_veritadi Mario Di Vito*

Il problema della ricerca della verità sta divenendo, nei tempi presenti, molto importante per la vita sociale di tutti noi, non tanto perché essa non conservi più quella sua primaria posizione di supremazia nella speculazione filosofica, presente da sempre, sin dai tempi più antichi, sin da quelli della saggezza greca, ma quanto perché essa, pur essendosi arricchita nei tempi attuali di una infinità di innovazioni scientifiche e tecnologiche, non riesce a realizzarsi nella sua feconda accezione.

Si è, infatti, ritenuto doveroso informare il lettore, come si è già fatto nei precedenti altri articoli sottoscritti, sui contenuti di tale fondamentale questione, resasi oggi più aspra e difficile, perché connessa a tutti gli altri problemi del pensiero umano, dalla teoretica all’etica, della politica alla storia, e soprattutto alla migliore possibile conoscenza dei fatti e degli accadimenti di tutti i giorni. Di conseguenza, il problema della ricerca della verità si è oggi maggiormente acuito, perché si pretende, tra tanta superficialità di interessi personali e banalità varie, di giungere alla verità in sé, fulmineamente e con tanta tempestività assurda. I nuovi sistemi e le nuove metodologie devono pur sempre essere avvalorati dall’intelligenza dell’uomo e dal suo impegno professionale.

Pensiamo oggi, ad esempio, alla verità da cogliere tra il Giuda dei Vangeli e lo Jago dell’ Otello shakesperiano. Il Giuda dei Vangeli è reale e storico e, per conoscere il suo tradimento, è sufficiente approfondire solo l’indagine conoscitiva dell’ambiente dei tempi e capire così il modo come egli lo abbia vissuto dentro di sé. Per Jago, invece, bisogna ricercare la causa del suo tradimento solo nella mente di Shakespeare e non potendolo però fare, bisogna accettare solo il testo, scritto dal nostro autore.

Ci si accorge subito che la ricerca della verità pur nei tempi attuali diviene ancora un’azione molto difficoltosa e la verità stessa corre il pericolo di un suo più definitivo occultamento. Sembra che i tempi attuali minacciano per essa una possibilità ancora più grave, quella niente di meno della completa sua “polverizzazione”, di ogni suo contenuto.

Si dice, in proposito, che siffatto rischio ha causato poi una più grave conseguenza, quella della crisi del giornalismo e tale preoccupazione si è fatta in questi ultimi tempi sempre più consistente, giacchè registra giorno dopo giorno che larghi strati di lettori preferiscono allontanarsi dalle pubblicazioni, dalle riviste e dai rotocalchi; forse, nei tempi attuali, la vera causa sta proprio nella consapevolezza che una larga schiera di lettori, che si sono autodefinititi “cittadini giornalisti”, si diletta direttamente, di propria iniziativa, a valutare i fatti e, non avendo più fiducia nella carta stampata, non ricorre più alla conoscenza degli stessi tramite i sistemi tradizionali, anche perché ha constatato la quasi impossibilità di conoscere la verità anche per gli stessi addetti, che lavorano tra disagi e difficoltà inverosimili, tra sacrifici inauditi.

Si chiede a gran voce un sincero ed effettivo rinnovamento delle coscienze, ritenuto oramai indispensabile ed urgente per tutti, anche per gli addetti, per quelli che curano la nostra gloriosa carta stampata. Si chiede a loro, come nei tempi dotti della più bella nostra storia culturale, un rinnovato impegno gratificante della firma e del “pezzo”, che oltre ad essere come si dice di alto spessore, deve continuare ad essere di formazione e di fulgida testimonianza della verità, per tutti tempi.

*già dirigente generale della Polizia di Stato, scrittore e saggista

 

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