La nostra “buona battaglia”

di | 2 agosto 2013 | editoriali | Commenti disabilitati su La nostra “buona battaglia”

typewriterC’è chi pensa che il giornalismo, come la politica di oggi, sia un’arte che si apprende senza alcuna preparazione e competenza e si attui con furberia. Se ne siete convinti questo giornale non fa per voi. Lo diciamo con molta chiarezza e, perché no, anche con un pizzico di orgoglio.

“La voce sociale” nasce con un obiettivo diverso, quello cioè di fare una informazione trasparente dalla parte di chi non ha i mezzi per farsi ascoltare dal Palazzo. Ci rivolgiamo, in particolare, a famiglie, mondo associativo, piccole e medie imprese e cooperative che pagano, tutti i giorni il prezzo della crisi e della inadeguatezza della nostra classe dirigente.

Ecco vogliamo essere uno strumento che racconta i problemi, le storie e le aspettative di questi mondi. Di chi è fuori dal salotto dei poteri forti. Senza retorica e infingimenti. Con quella semplicità di linguaggio che, a poco a poco, ci sta insegnando Papa Francesco e di cui c’è tanto bisogno in questo frangente della nostra storia.

Per noi parole come “bene comune”, “buona politica”,” economia civile” non sono sigle senza senso, slogan da gridare in campagna elettorale, ma traguardi concreti da realizzare.

In che modo?

Ponendo la Persona, la Comunità, i Territori al centro del dibattito politico, economico e sociale e riaffermando il primato dell’etica.

Abbiamo pagato a caro prezzo il cedimento, anzi lo sprofondamento, alla logica mercantile che troneggia nel mondo della finanza e, purtroppo, in quello politico a tutti i livelli. Adesso è giunto il momento della responsabilità. E dell’azione. Servono coraggio, determinazione, capacità di non abbattersi e di gettare il cuore oltre l’ostacolo. In altre parole, è necessario mettersi in gioco con il coraggio civile e delle idee.

Cosa possiamo fare attraverso “La voce sociale”?

Innanzi tutto descrivere e raccontare quello che succede mettendoci nei panni dei chi ci legge. Ma anche diventare luogo di incontro e confronto vero. Daremo spazio al mondo dell’associazionismo e del volontariato, a quello delle professioni, delle cooperative e delle imprese, a tutte quelle realtà vitali del Paese alle quali, purtroppo, viene dedicata sempre scarsa attenzione. Non tutto è marcio, non tutto è perduto.

C’è un’Italia del lavoro e della solidarietà fiera delle proprie tradizioni che non si rassegna a interpretare il ruolo di cenerentola nel Paese e di vedere cenerentola l’Italia nel consesso internazionale.

È da qui che bisogna ripartire per affrontare le difficili sfide che ci attendono nel prossimo futuro. Soltanto con questo spirito potremo raggiungere la consapevolezza, alla stregua di San Paolo, di aver combattuto (e vinto) la “buona battaglia” per ritrovare la traccia dello sviluppo e del benessere degli italiani.

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