La magia e l’occultismo ai giorni nostri

di | 19 dicembre 2013 | tribuna aperta | 0 commenti

di Mario Di Vito*

stregheLe pratiche di magia e di occultismo sono oggi ancora ben conservate nella nostra Comunità, anzi hanno assunto anche diverse forme, con terminologie scelte, più accurate e nuove rispetto a quelle del passato. Oggi, si parla anche di chiromanzia, di cartomanzia, di astrologia, di geomanzia e di negromanzia applicate, di novelli fattucchieri e guaritori e di altre specificità divinatorie, con sortilegi propiziatori di un migliore personale futuro, lasciando ad altri campi dello scibile verità incontrastate, reali e scientifiche.

Oggi, c’è, infatti, tanta gente che tenta caparbiamente di conoscere il proprio destino, accogliendo nella sua intimità, come autentiche e vere, siffatte misteriose attività premonitrici o addirittura profetiche, nonostante la ciarlataneria oramai, oggi, si è maggiormente manifestata per quella che è, sintesi artificiosa d’imbrogli, di imposture e di raggiri. Dette pratiche sono antiche e di origine quasi primordiale; nel passato, infatti, erano riuscite niente di meno a definirsi vere e proprie scienze, le famose “scienze occulte”, oggi, finalmente sono state denominate per quelle che sono pretese scienze. Hanno per loro precipua finalità la conoscenza pura e semplice del futuro, la sua predizione ed il compimento di tutte quelle azioni, che sembrano fuoriuscire dalle ordinarie leggi della natura a favore dei postulanti.

Nel passato e così ancora nei giorni nostri, queste “pretese scienze” sono distinte dai cultori in “divinatorie”, che cercano di scoprire l’avvenire mediante l’interpretazione di certi segni o avvenimenti e tali sono la mantica, la chiromanzia, l’astromanzia ecc. ecc.. e in “taumaturgiche”, quali “la cabbala”, “l’ermetica”. “la demonologia” e la stessa magia più superficialmente detta, con i suoi “provvidi talismani”. Tutte queste pratiche, che professano pure contenuti religiosi, sostengono di allontanare il male dai “richiedenti” e procurare poi a loro solo il bene, ovviamente tramite l’osservanza di particolari iniziazioni, di speciose regole e di speciali riti.

Il discorso si allarga molto e si prolungherebbe molto tra innumerevoli distinzioni ed elencazioni; si dice, ad esempio, ancora oggi che molti fenomeni naturali possono essere spiegati solo con l’ausilio di “potenze occulte”, le quali potenze presenterebbero proprietà originali, ossia “qualità occulte”, prodotte pure da “cause occulte”. Nella cultura dell’antichità greco-romana, la magia ha lasciato tracce cospicue ed indelebili della sua presenza nella vita quotidiana, nei poeti, negli scrittori e nei filosofi di quei tempi; trovò, a differenza delle considerazioni più moderate ed eterogenee dei pensatori dei secoli successivi, una sua precisa ed esclusiva connotazione, quella di essere portatrice unicamente del “male”. Seneca ben rappresenta, nella sua “Medea”, questa netta identificazione e si compiace di evidenziare gli elementi orribili, disgustosi e macabri di detto connubio. A sua volta, Apuleio, nella sua “Apologia”, pervenuta nei codici anche con il titolo“De Magia”, si difende dall’accusa infamante di aver praticato personalmente la magia per irretire in matrimonio la facoltosa vedova Pudentilla, discolpandosi con l’inneggiare principalmente alla sua attività di poeta, di scrittore, di filosofo ed anche di autentico scienziato dei segreti dell’universo.

In verità, nella filosofia del Medio Evo e dell’Umanesimo (emeriti auspici  furono Marsilio Ficino, Pico della Mirandola, Agrippa di Nettesheim, Giambattista Della Porta, Tommaso Campanella, Giordano Bruno, Paracelso, il “Lutero della Medicina”), a causa della indubbia ristrettezza, intellettiva e morale, di quei tempi all’acquisizione di metodi e  verità scientifiche, si credeva di spiegare la complessità della natura delle cose, delle malattie e di tanti altri umani impedimenti, solo appunto facendo attento ricorso alla magia e alla dottrina  delle qualità occulte. Detta cultura fu seguita poi, anche diffusamente, per tutto il Rinascimento ed anche dopo; infatti, ad esempio, la presunta religiosità dell’abate Julio, con i suoi scritti, fra cui spicca l’Enchiridion di S.Giacomo” e il deismo agnostico perfino di Voltaire e degli Illuministi continuarono a ritenere come qualità occulte le forze prime ed ancora sconosciute dei fenomeni.

La magia con le sue strabilianti modalità esecutive fa parte tuttora delle moderne dottrine filosofiche e religiose ed è considerata un insieme di principi e di norme tendenti a dominare le forze naturali. E’ ancora suddivisa in magia elementare, cioè bassa e pacchiana, celeste ed addirittura divina, quando s’approccia nella sua prima versione alla gente ancora con il sussidio dell’alchimia, quando, nella seconda, si avvicina alle persone con l’influsso delle stelle e quando, con la terza, presume di stabilire contatti con la divinità e di compiere miracoli mediante operazioni che oggi si chiamano più comunemente esoteriche.

La Chiesa, al riguardo, da sempre ha condannato siffatte pratiche ed ha sempre chiarito che i cosiddetti “effetti di magia” non sono che i danni prodotti all’umanità, solo ed esclusivamente, dal maligno. Infatti, interviene cattedraticamente solo in quei particolari casi, ben sanciti, di “ossessione o di possessione diabolica”, permettendo i famosi esorcismi, a condizioni però ben stabilite e solo verso quelle persone, le quali sono state appunto dalla Chiesa stessa ritenute capaci di subire gli influssi del demonio.

A questo punto del ragionamento nasce inconfondibile una unica ed importante e decisiva riflessione, che riguarda, più che alla conoscenza delle motivazioni del perdurare ineluttabile, nel corso dei secoli, di siffatte pratiche e dottrine esoteriche e misteriose, la spiegazione dei “perché” dell’esistenza ancora nei tempi attuali così grandiosamente geniali, di alta scientificità, di solida robustezza di pensiero e di acuta ed intelligente speculazione, della magia e delle sue ineffabili, occulte connessioni. La risposta si sviluppa con altrettanta immediatezza e si conclude presto, ancora una volta, con l’imperturbabile constatazione che il nostro pensiero si dimena eroicamente tra tante sue limitatezze e tenta di cogliere la verità ancora oggi, forse anche attraverso questi enunciati pericolosi percorsi.

*Già Dirigente generale della Polizia di Stato, scrittore e saggista

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