La lezione della storia e la tragedia siriana

di | 29 agosto 2013 | esteri | Commenti disabilitati su La lezione della storia e la tragedia siriana

di Ciro Balzano

AssadE così ancora una volta, tolto il coperchio la pentola ha mostrato il suo tremendo contenuto. La storia ci racconta del genocidio degli ebrei, purtroppo, più conosciuto.  La domanda allora nasce spontanea : “Ma a quanti Auschwitz o Dachau a cielo aperto, liberi da ogni barriera, abbiamo assistito senza batter ciglio, continuando la nostra vita di sempre, imperturbabile nella sua quotidianità ?”. 
Anche la risposta risulta ovvia : “A troppi ma nulla è cambiato”.
È già da un bel po’ di tempo che nei telegiornali, sui giornali ed alle radio le notizie che giungono dal mondo, soprattutto quelle che riguardano la guerra intestina in Siria, mostrano come gli uomini riescano ad utilizzare ogni mezzo, soprattutto non consentito, pur di mantenere in vita il proprio potere.
Uomini, sì. Perché di uomini parliamo, prima uomini e poi dittatori, e poi terroristi, aguzzini, macellai. Non è la prima volta e non sarà l’ultima. Appare tutto così lontano, eppure non è poi così lontano.
C’è la Siria, ma poi ci sono e continuano ad esserci l’Egitto, l’Iraq, l’Afghanistan, la Libia e tanti altri teatri dove vanno in scena le pretese abominevoli degli uomini, se così vogliamo chiamarli, che preferiscono trucidare i propri figli pur di non cedere lo scettro che gli consente di comandare, di imperare su tutto e su tutti. Non hanno paura, perché nonostante la loro crudeltà si sentono nel giusto, si sentono investiti da quello che Weber più di un secolo fa chiamava Potere Carismatico, trasmesso su base divina. E perpetuano il tutto attraverso il Macht, la forza, che genera l’Herrschaft, il consenso, perché se usi la forza, in quei territori dimenticati puoi solo obbedire e non fare nient’altro se non vuoi metterti nei guai.
Allora attendi invano l’intervento di quelli dall’altra parte del mondo, quelli che vivono bene, che mangiano bene, che vivono a lungo, che sono coperti dagli agi e che osservano inermi le immagini che furtivamente vengono scattate o i video che oggi possono essere divulgati tramite le nuove tecnologie. Aspetti. Si perché se non usano i gas chimici, le armi di distruzione di massa non si interviene mica. Se tutti hanno una pistola va bene. Se uccidono, trucidano, stuprano con le mani o con qualche pistola o fucile va bene.
I gas no. I gas sono pericolosi. Ed allora tutti per scappare da quei luoghi tetri, pieni di morte e dolore, si affidano ai commercianti di sogni, che pur di intascare ogni sorta di profitto stipano come bestie un numero ingente di sventurati, in piccole barche malandate, cercando di sfidare il mare. Vecchi, giovani, bambini, madri, sorelle, fratelli, padri tutti insieme. Uno accanto all’altro per ore ed ore. Senza acqua né riparo, viaggiano nella speranza di un mondo migliore, loro che niente hanno. Arrivano, se arrivano, sulle coste di un nuovo continente, la loro America. Guardano i loro amici morire, senza poter far niente e sperano, forse troppo. Baciano il suolo ma vengono stipati, questa volta sulla terra. Sono considerati criminali, ma nulla hanno fatto. Piangono e nessuno li ascolta. Non hanno una casa né un lavoro. Sono i senza nome, i dimenticati, gli ultimi, o forse più indietro degli ultimi, quelli a cui non hanno nemmeno dato la possibilità di correre.

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