La legge di stabilità e le riforme

di | 25 ottobre 2013 | tribuna aperta | 0 commenti

di Mario Di Vito*

matteo-renziSi ha oramai la quasi certezza che nel nostro Paese spesso si parla un po’ a vuoto, nel senso che i discorsi pronunziati e le continue interviste degli uomini eccellenti del mondo politico non offrono più al lettore e all’ascoltatore contenuti riguardevoli per la soluzione degli innumerevoli problemi, che si affacciano impetuosi nella loro quotidianità. Si ha, ancora, forse, l’amara impressione che siffatta strategia politica non vuole assolutamente affrontare con coraggio e responsabilità le massime questioni di fondo del nostro Paese più urgenti, che hanno affossato in miserevoli e disperate condizioni tanta buona parte della nostra Comunità. Non si parla più, infatti,  delle provvidenziali riforme cosiddette strutturali, quelle promesse da molto tempo, delle quali la gente attenta non coglie oramai più nemmeno un inizio serio e bene augurante. Si dicono solo tante lusinghiere affermazioni in proposito, ma poi si lascia che situazioni drammatiche perdurino ogni giorno, sempre più incessanti. Si continuano, invece, a perorare tante cause e metodologie, stantie ed improduttive, a percorrere itinerari aridi ed obsoleti e soprattutto a vessare principalmente quella parte della popolazione operosa, con imposizioni di tasse, imposte e balzelli ben conosciuti, insomma con il consueto eccessivo fiscalismo.

La nuova “legge di stabilità” appare agli occhi di tutti appunto il risultato di siffatta infausta politica, che poggia la sua congeniale ragion d’essere esclusivamente sullo “appiattimento” dei meriti e di tutti i consociati, sulla più riprovevole e scellerata loro “anonimia”, sulla più diffusa “irresponsabilità” dei componenti, a tutti i livelli e ruoli, dei molteplici sistemi sociali reali e presenti, che, come tutti oramai s’accorgono, sono decisamente opprimenti di ogni più debole segnale di crescita economica, ancorché civile, giacchè rifiutano ingegnosamente, per tutelare il loro potere oligarchico, la partecipazione diretta del popolo alle più importanti scelte e decisioni della vita democratica del Paese. Si continua innegabilmente a praticare un pietoso clientelismo, a consolidare privilegi assurdi, a favorire cordate e gruppi di pressione ed anche ad allargare l’oscura azione dei “poteri forti”.

Le auspicate riforme, che dovrebbero segnare una buona volta dai fondamenti il rinnovamento strutturale di tutte le Istituzioni, di tutti gli Enti pubblici, di tutte le Imprese pubbliche, nazionali, territoriali e locali, delle Associazioni, della Giustizia, della stessa Sicurezza ed ancor più dell’intera normativa vigente, quella, in particolare, che dovrebbe disciplinare, ad esempio, nuovi rapporti di lavoro e la stessa funzione dei Sindacati, improntati oggi più che mai con il “padronato”, ossia con l’imprenditoria, al leale e costruttivo solidarismo, sentito oramai nel nostro Paese, quale complesso di valori fondamentale e primario per una migliore convivenza civile, sono ritenute giustamente le uniche a poter realizzare un intelligente contrasto alle cause mortali della gravi crisi incombente e dell’incalzante ed allarmante disoccupazione. Detta aspettativa sembra, purtroppo, restare, come si dice tra la gente semplice e buona, solamente “lettera morta”.

In questi tempi attuali, un novello “astro” è apparso nel mondo politico, un personaggio giovine e brillante, intelligente e di “bello e gentile aspetto”, che effettivamente parla alla gente con espressioni semplici, ma molto innovative e chiare ed offre, così, alla gente una rinnovata fiducia nell’avvenire. Matteo Renzi (nella foto), Sindaco di Firenze, dice bene e dice “cose”, che tutti applaudono con veemenza e con sincera ed unanime ammirazione. Per non scivolare, poi, nuovamente, fra poco tempo, in altre delusioni tremende ed addirittura ancora più tragiche, la gente pensa ragionevolmente che il Nostro dovrebbe assumersi precise responsabilità dinanzi a tutti i cittadini, stilando semmai un “documento” ufficiale, formale e consacrato dal suo impegno personale e spirituale, documento da porre a gloria della sua azione di potere, fulgida espressione di uno storico “ patto sociale”, lanciando finalmente alle ortiche sommessi e ripetuti interventi verbali, televisivi e giornalistici, che hanno solo la dabbenaggine di addolorare vieppiù l’esistenza di tanta brava gente.

*Già direttore generale della Polizia di Stato, scrittore e saggista

 

 

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