La guerra civile in Siria e le violenze sui bambini

di | 9 febbraio 2014 | tribuna aperta | 0 commenti

di Ciro Balzano

guerraNon c’è ancora pace all’orizzonte nelle terre bagnate ad est del mar Mediterraneo.In Siria la situazione è ancora decisamente tragica. Lo Stato Arabo, retto ininterrottamente dal lontano 1970 sempre dalla famiglia Al-Assad, dal marzo 2011 (quando tutto ha avuto inizio con dimostrazioni pubbliche) è nel pieno di una guerra civile che non sembra voler arrestarsi.
Sulla scia della cosiddetta “primavera araba” che ha investito soprattutto gli Stati dell’Africa settentrionale direttamente affacciati sul Mar Mediterraneo, in Siria si fronteggiano l’esercito di Bassar Al-Assad, sanzionato dalla comunità mondiale per l’uso di armi chimiche, e gli oppositori, che dapprima come semplici manifestanti e poi dopo come ribelli armati, chiedono le dimissioni di Bassar al Assad, il presidente siriano e lo smantellamento della struttura monopartitica a cui egli stesso appartiene, che dal 1970 detiene, difatti, il potere governativo dello Stato Siriano.
Ogni guerra che si combatte, come ci insegna la storia di ogni conflitto, non fa che peggiorare situazioni già estremamente sciagurate. Da entrambe le fazioni, qualsiasi sia la fede a cui si ricorre per iniziare o continuare il conflitto, ci sono perdite ed atrocità.

Proprio il recente rapporto Onu ha evidenziato il grave orrore andato in scena nei territori siriani, dove è in corso una delle più cruenti guerre degli ultimi tempi. I bambini sono i protagonisti, come vittime, di questo triste rapporto, e come sempre accaduto ai più deboli, il tutto si è verificato nel generale silenzio dell’umanità. Ban Ki-moon, segretario generale delle nazioni unite, si espresso proprio in merito alla situazione che dilaga nel territorio siriano, denunciando come, sia le forze dell’opposizione che le forze filo-governative, utilizzino i bambini nel conflitto in corso. Nei primi anni del conflitto, le forze armate del governo di Bassar al-Assad si sono macchiate, sempre secondo il rapporto Onu, delle peggiori atrocità contro i bambini siriani, poi successivamente nell’intensificarsi del conflitto armato anche le forze dell’opposizione, più organizzate, hanno commesso gravi abusi sui bambini.  “La sofferenza patita dai bambini nella Repubblica Araba Siriana, sin dall’inizio del conflitto, come documentato nel rapporto, è indicibile ed inaccettabile” – ha dichiarato il segretario generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite.

Il rapporto, che va dal marzo 2011 all’ultimo trimestre dello scorso anno,ha anche evidenziato come le forze di opposizione al regime siriano abbiano reclutato ed associato al loro esercito un ingente numero di bambini, la maggior parte proveniente dalle popolazioni di rifugiati negli Stati limitrofi. I gruppi armati in questione, secondo il segretario generale, erano i Free Syrian Army, o gruppi ad esso associati, oppure gruppi armati curdi-siriani.

Più di due milioni di persone, per lo più donne e bambini, sono fuggite dal conflitto siriano. Alcuni fattori chiave quali, la mancanza di istruzione o di opportunità lavorative, la pressione dei loro coetanei oppure la perdita dei genitori, hanno decisamente influenzato il reclutamento dei minori. Spesso e volentieri è dilagato tra i bambini il sentimento di appartenenza al conflitto, sentendo la loro partecipazione come un dovere nei confronti della propria nazione. Il tutto ovviamente era avallato dalle forze in campo, che utilizzavano, come nel caso delle forze governative, i bambini come scudi umani, oppure li utilizzavano per come cavie per indicibili torture.

Indicibili perché davvero a sentire parlare o leggere di queste torture, il risultato è la sensazione di un fremito che corre dietro la schiena, al di là del soggetto destinato a subirle, a maggior ragione se la vittima in questione è un bambino. Percosse con cavi metallici, fruste e bastoni di legno e metallo, scosse elettriche anche sui genitali, unghie dei piedi e delle mani strappate, violenze sessuali, stupri o minacce di stupri, bruciature di sigarette, isolamento e la presenza durante la tortura di parenti. La pace è ancora lontana. Infatti il primo giro di colloqui a Ginevra, nel tentativo di ridurre queste fasi così concitate di violenza nel territorio arabo che portano all’amara statistica di 100 morti per giorno, si è concluso con un nulla di fatto. I partiti di opposizione e di governo si riuniranno nuovamente la settimana prossima. “In guerra, qualunque parte possa vantarsi di aver vinto, non ci sono vincitori, tutti sono perdenti”.

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