La genesi di Terra dei fuochi e delle altre tragedie ambientali

di | 31 ottobre 2013 | tribuna aperta | 0 commenti

di Mario Di Vito*

RIFIUTI: NAPOLI; PROTESTA DONNE, BLOCCATO CORSO V. EMANUELELa dottrina scientifica sostiene avvedutamente, oramai da diversi decenni, che l’ecologia è una vera e propria scienza, che si occupa dei rapporti degli organismi con l’ambiente non vivente e tra gli organismi stessi. Ha pure ribadito ufficialmente che le violenze, che la natura subisce ad opera dell’uomo predatore, disboscatore e soprattutto inquinatore, hanno fatto sì che nell’immaginario collettivo la parola “ecologia” assumesse più verosimilmente il significato di “scienza che si prefigge la difesa della natura”. Oggi, non c’è un testo scolastico, il più semplice possibile, proprio curato con grande impegno dagli autori per i più giovani studenti, che non illustri ampiamente l’essenziale importanza che finalmente si riconosce a siffatto tema, il cui esatto adempimento delle prescrizioni garantirebbe con certezza una nostra migliore esistenza.

Orbene, si può affermare che la scienza ha fatto e sta facendo il suo dovere per acculturarci meglio e sempre più approfonditamente di questo esiziale problema, in relazione appunto alla gran quantità di rifiuti che produciamo e che producono tanti altri numerosi soggetti industriali del nostro Paese. Così possiamo dire per il mondo normativo: le leggi, che sono state promulgate per la disciplina di questo strabiliante fenomeno sociale, sono davvero numerosissime, tanto da poterle riunire in copiosi testi unici, in manuali, ancorché didattici, di facile comprensione anche da parte dei meno esperti, in pubblicazioni specializzate e non, rappresentate mirabilmente, anche in numerose immagini quotidiane ed in altrettanti forbiti commenti di tante autorevoli personalità della cultura nazionale, che ogni giorno ci esortano ad operare bene in proposito, per la realizzazione dell’auspicata soluzione del problema.

Sta di fatto, però, prescindendo dalle continue classificazioni che i tecnici sono soliti formulare dei rifiuti, tra quelli radioattivi, speciali e non speciali, domestici ed urbani, indifferenziati e differenziati, pericolosi e non pericolosi, e accettando solo per un momento la più generale dizione di “rifiuti di qualunque natura o provenienza”, che i rifiuti stessi, oggi, principalmente in Campania, a Napoli ed in taluni Comuni della sua Provincia, costituiscono una tragedia dolorosissima, un danno molto ingente per la salute pubblica, perché sono abbandonati sulla strada o occultati un anfratti e luoghi solitari. Oggi, è indispensabile non fare più dottrina, utile solo agli studiosi, né promulgare altre leggi, giacché sono solo raramente applicate. Occorre, invece, far capire ai nostri politici nazionali, locali e periferici, tutti insieme responsabili, che la salute pubblica in Campania risulta oramai assai compromessa ed i dati statistici pubblicizzati sono davvero preconizzanti un impressionante aumento di decessi per tumore e per cancri e per tante altre malattie connesse, che si sviluppano tutte oramai quasi in forma epidemica.

La verità, che emerge trionfante e che si erge oramai come l’unico insopprimibile vessillo di difesa della Comunità, sta proprio nel denunziare la sciagurata attività omissiva, posta in essere non solo dai signori amministratori, ma anche da molti dipendenti di ciascun Ente locale, assenti, inerti, inoperanti, compiacenti o addirittura corrotti. Queste persone vivono tranquillamente la loro vita politica ed impiegatizia, nella massima, inimmaginabile indifferenza per il dolore altrui, lasciando solo e mai intervenendo personalmente, ogni giorno, tempestivamente, che società private, appositamente appaltate, si dedichino con propri uomini a detti compiti istituzionali, con modalità esecutive molto parziali e limitative.

Molte strade della Campania, comunali, provinciali e statali, così molti torrenti e fiumi, così laghi e sorgenti, soprattutto quelle vie che la normativa non coglie nella sua fredda analisi, ma che i poeti, per eccellenza Lucrezio, Virgilio, Leopardi, cantano nelle loro liriche sentimentalmente, appellandole con graziosa amabilità sentieri, ruscelli, viuzze, vicoli, viali, laghetti, strade ombrose e boschive, poderali e di aperta campagna, splendide spiagge e litorali gioiosi, sono ora quasi tutte oramai stracolmi di rifiuti di ogni specie e di qualsiasi natura.

I controlli non esistono più ed oggi, più che mai, anche la rimozione e la pulizia sono inesistenti, così silenziose sono tutte le Forze dell’Ordine, così acquiescente è il recente Decreto Legislativo del 3.4.2006, n.152, con il roboante titolo “Norme in materia ambientale”. Il pericolo aumenta, s’ingigantisce, diviene gravissimo, opprimente e minaccioso e, non speriamo mai, ineliminabile. Al riguardo, la brava gente chiede a gran voce, perché non si applica la legge penale vigente, con determinazione e con rigore, ai responsabili, politici e non politici, ai dipendenti, amministrativi e non amministrativi, a tutti i livelli e di tutti i ruoli, perché non vengono una buona volta almeno destituiti ed allontanati dalle loro poltrone? Forse, una risposta è già nella concretezza di assaporare il vero e sta proprio nel macroscopico numero dei colpevoli, che si affaccerebbero, ricalcitranti e boriosi, protetti soprattutto, negli altrettanti innumerevoli processi a loro carico, che la Magistratura dovrebbe poi celebrare in questo nostro amato Paese con la doverosa alacrità e con lo schietto vigore, che l’emergenza richiede.

*Già dirigente generale della Polizia di Stato, scrittore e saggista

 

 

 

 

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