La diaspora dei giovani nell’Italia di oggi. Ma dal Sud sono sempre scappati

di | 24 settembre 2013 | economia | Commenti disabilitati su La diaspora dei giovani nell’Italia di oggi. Ma dal Sud sono sempre scappati

di Ciro Balzano

sudQuando nel lontano 2007, la grande recessione (seconda solo a quella del 1929) si abbatté sul nostro paese, nessuno avrebbe mai immaginato che ,nel secondo semestre del 2013, tutta l’area Euro ed in particolare il nostro paese stesse ancora arrancando per venirne fuori finalmente. Come oramai è noto , ai tecnici ed ai profani del settore, questa crisi non si è fatta sentire solo sul piano economico, ma ha avuto conseguenze, anche gravi, su tutto ciò che concerne le società moderne.
Welfare, Lavoro, Educazione, Sanità, Politica, in generale ogni aspetto della vita dei cittadini, è stato colpito in maniera decisa dalle manovre politiche, studiate a tavolino dai soloni dell’alta finanza, per arginare almeno in parte il fenomeno recessivo.
Tutto questo però non ha portato a niente di buono. Anzi a farne le spese sono state sempre le fasce meno protette. Anziani quindi pensionati, lavoratori dipendenti, giovani precari e studenti.
In un paese dove il lavoro, l’unico mezzo di sostentamento economico di cui necessita l’uomo per sopravvivere, è completamente assente ed il numero di disoccupati aumenta, l’unica soluzione è fuggire.
Se per l’Italia tutta oggi la soluzione è fuggire, per il Sud la fuga ha rappresentato da sempre il filo conduttore per intere generazioni, che private delle stesse possibilità di emergere dei cugini settentrionali, hanno cercato di riscattare le loro vite scappando dalle loro terre. Per la maggior parte dei figli del Sud è stata la fuga lo strumento per il riscatto sociale. Oggi più di Ieri questa esigenza si fa sentire maggiormente nei territori meridionali, dimenticati dall’amministrazione centrale. Le anticipazioni del rapporto dello Svimez, Associazione per lo sviluppo dell’Industria del Mezzogiorno, fugano ogni dubbio. Entro il 2065, il Mezzogiorno d’Italia potrà contare 2 milioni di under 44 in meno, risultato della sempre più scarsa natalità, della crescente disoccupazione e dell’elevata emigrazione.
Il tutto è sempre giustificato dalla mancanza di lavoro e dalla carenza degli investimenti in questi territori. Nel periodo compreso tra il 2008 ed il 2012, gli investimenti al Sud hanno registrato un meno 47 punti percentuali, il doppio rispetto al Centro-Nord. Se tutto il settore industriale in Italia ne risente, al Sud il tutto è amplificato al quadrato se non al cubo. Scarsa innovazione, strutture fatiscenti e spesso non controllate e quindi a rischio, ridotte dimensioni che portano, come è ovvio, ad una scarsa produzione e quasi nulla competizione.
Numeri questi che, associati alla difficile occupazione giovanile al Sud, evidenziano un’Italia a due diverse velocità. Negli ultimi dieci anni, al Sud, la tendenza statistica ci dice che il tasso di occupazione cala di anno in anno. Tra il 2008 ed il 2012 il tasso di occupazione giovanile è passato dal 35 per cento al 30 per cento mentre al Centro-Nord si è passati dal 59 per cento al 51 per cento. Questo non fa altro che evidenziare che tutti i giovani stanno pagando cara la crisi, ma in misura maggiore i giovani meridionali.
Proprio per questi motivi, i giovani meridionali sono costretti a scappare, ma non da oggi. È una tendenza ormai innata sia nelle vecchie generazioni che nelle nuove per quanto riguarda il mercato del lavoro italiano che quello internazionale. Tra il 2001 ed il 2011 dal Mezzogiorno alla volta dei territori del Centro-Nord sono partiti circa un milione di soggetti di cui 170 mila laureati.
Nel 2000 i laureati del Sud che si trasferivano erano circa il 10 per cento del totale delle persone che si trasferivano al Centro-Nord, mentre nel 2011 la percentuale è aumentata di ben 15 punti percentuali. All’estero sono emigrati quasi 200 mila meridionali di cui 20 mila laureati, in riferimento al decennio 2001-2011.

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