La crisi economica e le riforme strutturali

di | 8 ottobre 2013 | tribuna aperta | Commenti disabilitati su La crisi economica e le riforme strutturali

di Mario Di Vito*

riformeLa crisi economica, che oramai ben conosciamo, continua imperterrita a falciare aneliti e speranze, per cui assistiamo sbigottiti ed impauriti agli eventi prossimi, che prevediamo di certo più dolorosi e più gravi per la nostra esistenza e per il futuro soprattutto dei nostri figli. La situazione economica non migliora per nulla, anzi continua ad affondarsi in acque pantanose, melmose e pestifere. I segni premonitori di un dichiarato risveglio sono assolutamente vaghi ed inconsistenti dinanzi al costante aumento dei dati della disoccupazione ed a quelli delle chiusura giornaliera di tante numerose unità produttive, dalle fabbriche grandi, medie e piccole a semplici aziende, a modesti esercizi pubblici, di composizione strettamente familiare.

La gravissima situazione economica, che s’infittisce maggiormente solo nella parte operosa della nostra popolazione, alimentata da un clima di profonda preoccupazione e di grande angoscia, che fa pensare oramai da anni a possibili imminenti, più disastrosi capovolgimenti, chiede ed implora inesorabilmente interventi mirati ed illuminanti, interventi che possano finalmente risolvere, con estrema immediatezza, gli affanni e le disperazioni della cennata buona parte della gente operosa, che vuole solo vivere un poco in pace ed in serenità.

In proposito, i nostri dirigenti politici spesso parlano di indispensabili riforme, che definiscono strutturali, dando ad esse però un significato oscuro, abbastanza incomprensibile, addirittura oscuro, allargando i concetti con espressioni di una filosofia spicciola, inconcludente, anzi vergognosamente elusiva. Parlano, infatti, tramite giornali, televisioni e radio compiacenti, tentando, peraltro, di distrarre l’attenzione intensa e spasmodica della gente con altre problematiche, quali quelle della “omofobia” o del “femminicidio”, pur esse pressanti, ma certamente non prioritarie, giacché già ampiamente disciplinate da norme e studi scientifici, dell’incombente crisi economica, con una terminologia rassicurante, quasi in via risolutiva, giammai, com’è invece nella realtà, con le affermazioni dovute di un minaccioso pericolo per tutti, anche per quella parte della popolazione, che vive ancora parassitariamente nel benessere e nell’agiatezza.

In verità, si ha la quasi certezza che i nostri dirigenti politici non intendono assolutamente porre mano, con il loro impegno etico e politico, alla realizzazione delle auspicate riforme a favore del popolo, ma anzi sono convinti che le ripetute riforme, che secondo la più accreditata ed approfondita analisi dei più illustri economisti sono ritenute le uniche forze valide a dare una storica sferzata, una gloriosa svolta alla stagnante ed imperturbabile crisi che ci attanaglia, non possono causare che imponenti discrasie nell’odierna oligarchia imperante, fatta passare, per l’ingenuità culturale diffusa, ancora per una florida democrazia.

Valutando appieno con tutta la doverosa riflessione le felici intuizioni sulla possibile crescita economica, formulate tempo fa dai Presidenti della Banca Centrale Europea, Mario Draghi e Jean Claude Trichet nella loro famosa “Lettera al nostro Governo”, si può dire oggi, con molta chiarezza,che le riforme strutturali dovrebbero, come sono specchiate limpidamente nelle nostre menti, tendere a far nascere nuovi ordinamenti istituzionali per tutte le relazioni sociali ed umane della nostra Comunità, dalla giustizia alla sicurezza, dall’economia al mondo finanziario e fiscale, dall’istruzione all’accettazione della legalità e così via, stabilendo per ciascun componente, a tutti i livelli e per tutti i ruoli, precise e personali responsabilità. Dovrebbero, altresì, tendere a contrastare efficacemente sprechi, corruzioni, spese inutili rilevantissime, deplorevoli negligenze, omissioni ed altro ancora, così generali ed universali “appiattimenti”, perchè la vera meritocrazia possa produrre i suoi naturali effetti, con la conseguente eliminazione di spregevoli consorterie e cordate, di gruppi occulti e di funesti “poteri forti” e soprattutto di ipocrite e manipolate associazioni, di sgradevole natura.

Le ripetute riforme sono oggi le sole che possono offrire e consentire la partecipazione più diretta del popolo sovrano, appunto con l’adozione di nuovi strumenti, di nuove misure, più immediate, più aperte. Si è, oramai, dell’opinione tanto acclarata nelle menti di ciascuno di noi, che solo così operando si può coraggiosamente, una buona volta, superare le gigantesche anomalie del nostro sistema economico e dare luce e rinnovata speranza ai nostri pensieri, alle nostre legittime aspettative.

*già dirigente generale della Polizia di Stato, scrittore e saggista

 

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