La cooperazione come modello di sviluppo nella Ue

di | 16 gennaio 2014 | attualità | 0 commenti

gueriniPer rimettere in moto il Paese bisogna ripartire dalla cooperazione, una formula vincente in grado di riavvicinare l’economia al sociale. “La cooperazione sociale italiana è uno dei modelli più importanti di impresa sociale. In Italia ci sono 12 mila cooperative sociali e consorzi. Gli occupati sono oltre 365 mila e sono cresciuti del 115% in dieci anni e negli anni della crisi lo sviluppo non si fermato. Anche negli ultimi anni sono nate nuove cooperative sociali in particolare nei settori più innovativi: il sostegno alla non autosufficienza, la riqualificazione urbana, il turismo e l’agricoltura sociale”. Lo ha detto Giuseppe Guerini (nella foto), presidente di Federsolidarietà – Confcooperative al convegno “Imprenditori sociali: prendete la parola”, a Strasburgo.
Si tratta di un evento europeo che riunisce gli attori principali delle imprese sociali il cui compito sarà quello di indicare le future priorità d’azione e scrivere l’agenda europea dell’economia sociale per i prossimi anni. Intervengono i tre Commissari europei Antonio Tajani, Michel Barnier e Laszo Andor. Dalla discussione emergerà una “Dichiarazione di Strasburgo” in cui si metteranno in evidenza le proposte per l’Unione europea che nel 2014 rinnoverà i propri rappresentanti. Sono 150 i rappresentanti di cooperative sociali italiani presenti alla conferenza di Strasburgo.
“Le cooperative sociali italiane in particolare – ha aggiunto Guerini – negli ultimi anni hanno dato risposte innovative ai bisogni emergenti, e scoperte del welfare tradizionale, che la crisi economica ha fatto crescere: le nuove povertà di chi ha perso il lavoro, la richiesta dei giovani di crearsi un lavoro in cooperativa, l’invecchiamento di una quota crescente della popolazione complessiva che da un lato fa emergere l’importanza di progetti di invecchiamento attivo e dall’altra il fenomeno della non autosufficienza”.
“La crescita e il progresso dell’Europa non si possono realizzare senza equità e giustizia. La coesione sociale – ha continuato il numero uno di Federsolidarietà – Confcooperative – è un fattore di sviluppo che le imprese (sociali) perseguono con un’intensa e una maggiore diffusione pubblica dei benefici rispetto alle imprese ordinarie”.
“Occorre una vera e autentica politica industriale europea per lo sviluppo dell’impresa sociale. La politica europea sui beni comuni rappresenta l’ambito principale per la crescita delle imprese sociali. Serve, inoltre, – ha concluso Guerini – realizzare una politica fiscale specifica che consenta alle imprese sociali di vedere valorizzata la loro funzione benefica per la collettività, riconoscendo condizioni che consentano di valorizzare la loro funzione sociale con una forma adeguata di tassazione”.

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