La Convenzione sui diritti delle persone con disabilità e i suoi pericolosi fraintendimenti

di | 2 dicembre 2013 | tribuna aperta | 0 commenti

disabilidi Franco Previte*

L’Assemblea generale dell’Onu il 6 dicembre 2006 ha adottato la “Convenzione sui diritti delle persone con disabilità”, documento di valenza internazionale, sottoscritto dall’Italia il 30 marzo 2007 a New York, ratificato dal Parlamento Italiano ed incarnato nella legge 3 marzo 2009 n. 18 . Il testo in Italia è in vigore dal 15 marzo 2009 (G.U. n. 61 del 14 marzo 2009), condiviso da 191 Paesi aderenti all’Onu. La “Convenzione”, inerente le sofferenze insopportabili, con la scusa di lenire il dolore, la cosiddetta “pietà”, potrebbe essere un possibile strumento che oltre che portare alla eliminazione della vita,( art.23 e 25), potrebbe coinvolgere malati terminali, Alzheimer, psichici, disabili fisici, anziani non autosufficienti, applicazione di sterilizzazione onde frenare la diffusione di handicap genetici, forme di eutanasia per evitare la vita senza senso, applicazione dell’aborto selettivo per eliminare figli imperfetti, limitazione delle nascite. Queste “metodologie” che richiamano l’eugenismo (una antica corrente di pensiero volte al perfezionamento del genere umano e le teorie di selezione della razza tristemente note), sono pratiche biomediche che hanno spianata la strada alle terribili selezioni della razza e del genere umano avvenute nel secolo passato, per le quali la Chiesa Cattolica, come altre Confessioni Religiose, si sono sempre opposte con giuste argomentazioni.

Siamo in sintonia con il Vaticano per le decisioni assunte in tema di rivedere le giuste decisioni di non firmare la “Convenzione”. La Santa Sede pur considerando la “Convenzione” ottima ed importante per il miglioramento della qualità della vita dei 650 milioni di persone con disabilità del mondo ( l’80% dei quali vivono in Paesi in via di sviluppo), quegli articoli (23 e 25) autorizzando l’accesso ai servizi riproduttivi, avrebbe favorito l’aborto, l’eutanasia, la limitazione delle nascite, lo stesso concetto non responsabile dei rapporti sessuali, l’espandersi dell’epidemia dell’Hiv/Aids disattendendo la procreazione responsabile, metodologie di sterilizzazioni che offendono la dignità della persona, specie per quelle popolazioni più povere e più vulnerabili. A nostro modesto avviso la riproduzione e la pianificazione familiare ( ripeto art.23 e 25) sono in netto contrasto, oltre con i principi della Chiesa Cattolica ed i Trattati Internazionali sul diritto alla vita, con l’art.10 della “Convenzione” dove “viene garantito il diritto inalienabile alla vita; con l’art.15 “dove nessuno dovrà essere sottoposto ad esperimenti medici scientifici”; e con l’art.16 dove si protegge “ogni forma di sfruttamento, violenza od abuso”. In conclusione non vogliamo fare tra i due “aspetti di malati” una discriminazione, ma soltanto creare non dico una corsia preferenziale, ma diversa con provvedimenti legislativi da parte dell’Italia, nella ratifica, per la risoluzione di questo particolare, grave disagio sociale.

Le motivazioni inoltrate dalla nostra Associazione ai Governi ed al Parlamento passati a sostegno, sono state : 1) la ratifica della “Convenzione” ai sensi dell’art.43 come consenso vincolante e nel rispetto della dignità umana con precise riserve, ai sensi dell’art.47 e tali da escludere ogni possibile riferimento all’aborto, ad ogni metodo o modalità di salute riproduttiva, modifiche non ancora avvenute ! ; 2) su proposta del Governo al Parlamento nella ratifica, il riconoscimento giuridico di handicappato mentale, perché l’Italia quale membro dell’ONU può proporlo in base all’art.47 della “Convenzione”, fermo restando il diritto ad ogni Paese ad adottare norme migliorative rispetto alla Convenzione” come recita l’art.4 lettera a) che l’Italia deve applicare in sostituzione delle leggi 180 e 833 del 1978 in conformità della legge n.104/1992, richiesta non avvenuta: a) rispetto della dignità della persona malata psichicamente Petizione 2013; b) autorizzazione al trattamento obbligatorio anche in assenza del consenso del paziente, almeno in determinate condizioni, con le garanzie di rispetto del paziente considerato persona non padrona delle proprie azioni e dei suoi familiari che, in caso di crisi, non sono in grado di interagire , che in Italia sarebbe la prima volta come richiesta; c) realizzazione di strutture territoriali di riabilitazione di lunga durata per i casi più difficili da riabilitare, onde evitare che sulle famiglie gravino un carico insostenibile di disagio, costi e pericoli ; d) la competenza di istituire, da parte delle Regioni. di Servizi di Riabilitazione territoriali che consentono di rilevare precocemente comportamenti anormali di pazienti conosciuti od ignoti. Ma l’aspetto sanitario è solo parte, perché quello sociale è altamente importante; e) il “dopodinoi”, cruccio delle famiglie le quali temono per il futuro dei loro cari ; f) con gli attuali euro 275,87 ( 2013) al mese consentono solo di sopravvivere : una vergogna; g) prevenzione dei disturbi di comportamento e di psicopatie in età evolutiva, a tutt’oggi non ancora valutata, per consentire di affrontare le psicosi ed in particolare la schizofrenia in modo migliore ed efficace. Tutto questo ed altro non è stato ancora esaminato da nessuna Istituzione. *presidente dell’Associazione “Cristiani per servire”

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