La Casta sperpera e non chiede scusa. Ora basta

di | 15 gennaio 2014 | editoriali | 0 commenti

sprechiL’audizione resa dal prefetto Alessandro Pansa davanti ai componenti della commissione Giustizia della Camera sulla vicenda dei braccialetti elettronici ci offre lo spunto per una modesta riflessione. Pansa fa una cosa non usuale, ammette l’errore: “Abbiamo sbagliato”. Provate ad immaginare quante volte nella nostra esperienza di cittadini/contribuenti, di fronte alle vessazioni della burocrazia avremmo desiderato ascoltare il dolce suono di questa espressione.

“Abbiamo sbagliato”. Purtroppo non lo dice mai nessuno. Di certo non i nostri politici che hanno approvato leggi infami, poi espunte dall’ordinamento giuridico, cioè cancellate, dalla Corte costituzionale perché in violazione dei principi fondamentali della Carta. “Scusa, permesso, grazie” sono le tre parole che, secondo Papa Francesco – un “faro” non soltanto per noi credenti – non dovrebbero mai mancare nel nostro lessico di tutti i giorni. Ah come sarebbe bello avere una pubblica amministrazione che, quando commette degli errori, li riconosce e chiede scusa al cittadino per i disagi, lo stress, le file.

Vivremmo tutti meglio. Ma così non è. I nostri rapporti con l’apparato sono tutti incentrati sulla conflittualità piuttosto che sulla leale collaborazione. Ci sarebbero meno controversie e scartoffie, ma più armonia e benessere. Chissà, forse, quello che più ci manca in questo momento difficile della nostra storia, nel bel mezzo di una crisi che ha completamente affossato famiglie e piccole e medie imprese, è proprio questa dimensione “umana”.

Ci sentiremmo tutti parte di una comunità che, pur tra mille contraddizioni, affronta i problemi di ogni giorno con lo spirito di chi sa di avere le risorse per risalire la china. Riportare la persona al centro costituirebbe una piccola, grande, rivoluzione copernicana; una rivoluzione indolore, senza violenze o inutili spargimenti di sangue. Tutto questo dipende da noi, dalla nostra voglia di partecipare, dalla capacità di fare piazza pulita di un certo tipo di politica e di manager pubblici. Ecco perchè la decisione di ridare la sovranità al popolo attraverso il voto fa così paura agli inquilini dei Palazzi del potere. Ma, prima o poi, le urne arriveranno e ognuno potrà fare le proprie scelte, magari decidendo di impegnarsi in prima persona, per cambiare questo Paese e renderlo, finalmente, un Paese normale.

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