Italicum, onorevoli “don Abbondio” e preferenze bocciate

di | 7 marzo 2014 | politica | 0 commenti

Renzi e NapolitanoUna presa in giro, l’ennesima, di una classe politica, che continua a infischiarsi del disagio sociale e della crisi. Grida ancora vendetta la bocciatura, per soli 40 voti, dell’emendamento alla legge elettorale che avrebbe introdotto le preferenze al posto delle liste bloccate previste dal famigerato “Italicum” fortemente voluto dal nostro giovane premier Matteo Renzi.

Sarebbe stato un bel segnale per una opinione pubblica sempre più distante dalle beghe di Palazzo che hanno portato alla nascita di tre governi consecutivi senza la legittimazione del voto popolare e dal gossip sul “matrimonio del secolo”. Ma i signori della Casta – artefici di quel pastrocchio giuridico chiamato, non a caso, “Porcellum” e bocciato con altrettanta vergognosa lentezza – non se la sono sentiti di certificare “de facto” il possesso di determinati attributi.

Il coraggio, si sa, uno non se lo può dare. I nostri politici somigliano sempre di più a tanti don Abbondio di manzoniana memoria, a quei preti, cioè, che, come direbbe Papa Francesco, non portano l’odore delle loro pecore, preferiscono non sporcarsi le mani.

I no alle preferenze sono stati 278. 236 i voti favorevoli e 2 gli astenuti. Dopo una lunga discussione dai toni accesi, in cui alcuni esponenti del Pd si erano espressi a favore delle preferenze, i presentatori dell’emendamento hanno chiesto che si votasse a scrutinio segreto. Il risultato finale ha confermato la ben nota avversione al tentativo di ridare ai cittadini “sovrani” il potere di decidere chi mandare alla Camera a rappresentare i propri interessi (il Senato, in teoria, stando alle promesse del “sindaco d’Italia”, dovrebbe essere “superato”). Non giova il fatto che in 236, con il loro sì, hanno messo a repentaglio lo strapotere delle segreterie dei partiti.

La Camera ha, inoltre, respinto, a scrutinio palese, l’emendamento alla riforma elettorale che abbassava la soglia di sbarramento dal 4,5 a 4%. La proposta, presentata da Ignazio La Russa e da Fdi, è stata sostenuta da appassionati interventi dei piccoli partiti, mentre Pd e Fi non sono intervenuti. Alla fine i “no” sono stati 308 contro i 215 sì (a favore hanno votato anche i Cinque Stelle).

Nel frattempo il Capo dello Stato Giorgio Napolitano, nel rispondere, in maniera indiretta, a chi gli chiede, “in nome di presunte incostituzionalità”, di pronunciarsi o intervenire sulla materia, annuncia con una nota: “Promulgherò la legge elettorale dopo attento esame”.

Non dubitiamo che l’uomo del Colle farà il dovere che la Carta del 1948 gli impone. Ma, con altrettanta lucidità, ricordiamo che, nella eventualità di un rinvio alle Camere con messaggio motivato e di approvazione del medesimo testo, il presidente non avrebbe altra possibilità che promulgare.

A quel punto resterebbe, come ultimo baluardo, il giudizio davanti alla Corte Costituzionale. Visto come è andata con il Porcellum abbiamo fondati motivi per essere preoccupati…

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