Italia in fondo alla classifica europea per i posti letto ospedalieri

di | 11 febbraio 2014 | sanità | 0 commenti

WCENTER 0JICCBQMAC imgtoiati210208164814_1 Francesco ToiatiLa sanità italiana, continuamente vittima dei tagli lineari alla spesa pubblica, vede ridursi sempre di più posti letto ospedalieri e ospedali. Dato che ci vede in Europa ai livelli più bassi, insieme a Portogallo, Spagna, Regno Unito, Irlanda, Svezia. È quanto emerge dal rapporto Istat “Noi Italia. 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo”.
Per il 2014 è stata pianificata una riduzione del finanziamento del Sistema sanitario nazionale di un miliardo di euro, e del numero dei posti letto ospedalieri a 3,7 posti letto ogni mille abitanti. Per quanto riguarda l’offerta di posti letto ospedalieri a livello europeo, nel 2010 l’Italia (3,5 posti ogni mille abitanti) si è posizionata sotto la media europea di 5,5 posti letto per mille abitanti, al pari della Danimarca e subito dopo Cipro.
A livello regionale, tra il 2002 e il 2010, l’offerta di posti letto ospedalieri utilizzati si è allineata alla media nazionale, passando da 4,3 a 3,5 posti letto per mille abitanti, con vistose differenze che vanno dai 2,9 posti letto della Campania ai 4,3 del Molise. Anche il numero di strutture ospedaliere ha continuato a diminuire nella maggior parte delle regioni, passando da 1.286 nel 2002 a 1.165 strutture nel 2010.
La mobilità ospedaliera interregionale continua a rimanere consistente. Le regioni sono interessate da circa 588 mila ricoveri ospedalieri di pazienti non residenti (8,4% dei ricoveri ordinari per acuti nel 2011) e da 523 mila ricoveri effettuati dai pazienti in una regione diversa da quella di residenza.
Ci si ricovera lontano da casa perché le strutture di altre regioni sono geograficamente vicine, per motivi di studio, lavoro, per usufruire di prestazioni di alta specializzazione non erogate dalla propria regione o maggiore fiducia nei servizi di altre regioni.
I principali poli di attrazione sono al Centro-Nord. Le regioni con un flusso di emigrazione consistente rispetto ai ricoveri dei propri residenti sono Calabria (17,2), Abruzzo (16,5) e provincia autonoma di Trento (15,5).

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