Irpef, stop ai rimborsi oltre 4 mila euro. Paga l’Agenzia delle entrate

di | 10 febbraio 2014 | Fisco | 0 commenti

Mario Monti visita l'Agenzia delle EntrateArriva una buona notizia sul fronte fiscale. Stop ai rimborsi Irpef in busta paga oltre 4 mila euro: paga l’Agenzia delle entrate. I contribuenti che vantano un credito d’imposta superiore a 4.000 euro non potranno più farsi accreditare il rimborso in busta paga nel modello 730 di quest’anno (2014). La somma a credito verrà erogata direttamente dall’Agenzia delle entrate, che ha tempo (secondo la norma) 6 mesi a partire dalla presentazione del modello 730. A mettere parzialmente in discussione uno dei fiori all’occhiello del modello 730 è l’articolo 18 della legge di stabilità.
Ad essere colpiti saranno circa 300 mila contribuenti che in media ogni anno si trovano ad avere un credito consistente. L’obiettivo della misura, condivisibile per principio visto l’alto numero di frodi (per esempio un numero esagerato di figli tramite dichiarazione falsa), si realizza però penalizzando tutta l’ampia platea di contribuenti interessati, per esempio chi beneficia di sconti fiscali limitati (figli a carico) in corrispondenza di redditi medio-alti e quindi con crediti d’imposta consistenti per sconti che vano dalle spese mediche alle ristrutturazioni, riscatti di laurea, mutui eccetera.
Si tratta principalmente di lavoratori dipendenti e pensionati con redditi medio alti che hanno significative spese deducibili o detraibili. In questo modo, il governo fa cassa ritardando pagamenti dovuti. La somma coinvolta si aggira intorno a 1,5 miliardi. Nel dettaglio la norma stabilisce che i rimborsi superiori a 4.000 euro non vengano più effettuati dal sostituto d’imposta (datore di lavoro o ente pensionistico), ma direttamente, entro i sei mesi successivi, dall’Agenzia delle entrate previo controllo degli effettivi familiari a carico del contribuente e delle eccedenze d’imposta riportate da precedenti dichiarazioni.
Qualche dubbio sulla effettiva capacità dell’Agenzia di rispettare il termine dei 6 mesi è lecito averlo. D’altra parte è noto che uno dei problemi del fisco è rappresentato dall’ingente stock di debiti nei confronti di contribuenti che hanno pagato somme in eccesso. A volte aspettano anche 5 o 6 anni con punte di 10 prima di avere il rimborso. Naturalmente il ritardo non è dovuto solo ai tempi di lavorazione delle dichiarazioni o degli atti, ma il più delle volte alle esigue somme stanziate in bilancio per far fronte ai rimborsi.
Insomma a fronte di un tema che pure esiste, le richieste di rimborsi ai quali non sempre si ha diritto, si interviene con una norma generale che colpisce tutti i contribuenti, compresi quelli che non hanno familiari a carico o eccedenze provenienti da precedenti dichiarazioni, le uniche due voci della dichiarazione che i Caf o i professionisti che certificano il 730 non possono controllare. Dal fisco arriva però l’impegno a rispettare i tempi e, come segno di buona volontà e correttezza fiscale, si cita il caso dei rimborsi Irpef per i disoccupati (che avrebbero dovuto aspettare un paio di anni) liquidati dalla Agenzia delle entrate in soli due mesi.

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