Intervista con Tiziana Franchi, presidente dell’Associazione padri separati

tiziana-franchidi Gino Zaccari

La distruzione della cosiddetta “famiglia tradizionale”,ossia a nostro avviso la sola considerabile “famiglia”, porta con sé numerosi gravi sfasci, non ultimo e non meno grave il problema ormai endemico dell’impoverimento dei componenti della famiglia stessa. Condizione che in particolare porta il padre, soggetto più debole della catena, ad entrare nell’incubo della miseria e nella statistica dei “nuovi poveri”, quella categoria che la crisi e i mutamenti sociali stanno seppellendo sotto una coltre di indifferenza e stenti insuperabili. Numerose sono le associazioni che tentano di porre un argine ad una tendenza che sembra inarrestabile, prima in Italia con la sua esperienza ventennale l’”Associazione padri separati”, che opera con sedi in tutta Italia e che ha la sua sede centrale a Bologna, dove il prossimo 8 novembre presenterà una conferenza proprio sul tema “padri separati, le nuove povertà”. Per fare il punto sulla drammatica situazione di persone poste ai limiti della società (sia beninteso, questo anche quando la responsabilità del matrimonio fallito viene attribuito alla donna) abbiamo parlato con Tiziana Franchi, Presidente dell’Associazione.

Numerose statistiche sullo stato dell’economia pongono i “padri separati” tra i nuovi poveri. Perché non i separati in generale?

Perché durante la separazione è sempre il padre che, nelle sentenze, viene fatto accomodare fuori di casa, magari casa propria dove sta pagando un mutuo o dove ha messo i risparmi della sua vita e magari della sua famiglia. Quindi un padre, se non ha chi lo ospita, trova il primo grande ostacolo nel costo di un affitto per la propria abitazione. Poi deve pagare il mutuo. Quindi da uno stipendio normale di un impiegato o un professionista vanno sottratte queste spese, oltre agli alimenti per i figli e le spese straordinarie. Ecco che lo stipendio è finito, senza contare le spese di un’eventuale automobile per recarsi al posto di lavoro. Poi mettiamoci che molti padri sono costretti a lasciare l’unica auto di famiglia alla moglie per le necessità dei figli. Qualcuno poi si ritrova anche con altri debiti con le finanziarie e si arriva al punto di non avere più i soldi neppure per mangiare. E da qui nascono i molti casi che abbiamo osservato di padri ridotti a dover andare a mangiare alle mense della Caritas o presso altre strutture per i poveri più indigenti.

Come “Associazione padri separati” quali sono le situazioni più frequenti per cui siete interpellati?

Le prime e più importanti problematiche per cui veniamo interpellati sono quelle relative ai padri che cercano di poter frequentare i propri figli o perché portati via lontano, o perché la madre gli impedisce di vederli o perché hanno delle restrizioni. La questione finanziaria, per quanto grave, è immediatamente successiva: il problema principale di questi padri è che vogliono stare di più con i propri figli.

Scorrendo le statistiche vediamo che per una famiglia media con entrambi i genitori che guadagnano tra i 1.000 e i 1.200 euro ciascuno, gli alimenti si attestano tra 250 e i 300 euro al mese per ciascun figlio, più le spese straordinarie, che di solito sono intorno ai 200 euro totali (mense, sport, visite mediche ecc). Questo vuol dire che fatti i dovuti calcoli, un figlio costa 800 euro al mese: se la famiglia di cui sopra avesse due figli siamo a 1.600 euro, quasi i tre quarti della capacità economica dell’intera famiglia. Come è possibile? Come vengono fatti certi calcoli?

Non è proprio questa la proporzione esatta, il problema vero è che quando ci si separa, se già oggi una famiglia con due figli e due stipendi medi fa difficoltà a sopravvivere, dopo la separazione ci si ritrova ad avere tutto doppio in fatto di spese. Due case, doppie utenze, doppie manutenzioni, mobili ed elettrodomestici, doppi regali ai bambini. Insomma, l’impoverimento è una conseguenza assolutamente inevitabile. A questo poi si aggiungono tutte le spese relative alle pratiche legali per la separazione.

Come vengono affrontati i calcoli per il mantenimento?

Il punto è proprio questo: non esistono delle tabelle, ci sono padri che ad esempio sono in cassa integrazione e chiedono al giudice la sospensione degli alimenti per reale impossibilità di pagare, e nella maggior parte dei casi il giudice impone di pagare comunque. Così si cade nell’indigenza vera, debiti o peggio in guai legali molto pesanti, come il pignoramento dei beni, magari i pochi rimasti ancora in possesso dell’uomo. Quindi quando i padri si rivolgono a noi,  cerchiamo in prima battuta di aiutarli psicologicamente, li facciamo parlare con uno specialista e poi gli diamo supporto nell’affrontare procedure legali, che ovviamente sono oscure per chi non ha mai avuto a che fare con i tribunali.

Cosa sta cambiando o può cambiare a livello legislativo per permettere ai genitori separati di vivere paternità e maternità serenamente e con spirito collaborativo?

L’affido condiviso è ormai legge dello Stato, quindi il padre, a differenza di prima, può e deve entrare nel merito di ogni scelta che riguarda la vita del minore, dalla scuola, allo sport, alla religione. Nella realtà però questo principio resta in larga parte inapplicato. Ma dimostrare che questo avviene attraverso un ricorso legale è estremamente complesso, lungo e dispendioso e i fondi per avere una difesa adeguata mancano. Questo fa sì che di fatto il padre sia trattato come un genitore di serie B, fatto molto grave anche sul piano psicologico, perché fa perdere al padre quella funzione di punto di riferimento per i figli. Se è vero che una volta ad un padre bastava uno sguardo per avere l’attenzione e la considerazione dei figli, ora siamo passati, anche a causa di questa problematica, in una situazione di sbando totale. Questo si vede ancora di più nel momento in cui il figlio entra nella fase di contestazione nei confronti della madre, unico genitore presente: ecco che la mancanza dell’altra figura di riferimento impedisce ogni argine a questa situazione. Da qui nascono tutte quelle problematiche che possiamo osservare in età adulta: problematiche comportamentali con l’altro sesso, difficoltà di relazione con gli altri, maggiore incidenza di problemi come alcool, droga e abbandono scolastico. Spesso noi riscontriamo che in questi casi la madre si rivolge al padre perché ha perso il controllo della situazione, ma a quel punto è troppo tardi, perché se non si è provveduto a creare un rapporto continuativo fin da piccoli. Nell’adolescenza non si recupera più, inoltre se la madre negli anni parla male del padre, la sua figura viene distrutta in maniera irreparabile e il peso che quest’ultimo può avere sulle scelte dei figli diventa purtroppo irrilevante.

Noi qui abbiamo assistito addirittura padri che venivano aggrediti anche fisicamente dalle mogli o chi per loro e non hanno né reagito né denunciato l’accaduto per evitare di avere ulteriori restringimenti dei limiti per vedere i propri figli. E questo è un altro fenomeno molto preoccupante e in rapida ascesa.

L’intervista audio è disponibili sul nostro canale al link:

 

 

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