“Indovina chi viene a Natale?”, la disabilità vista da Bova

di | 23 dicembre 2013 | cinema | 0 commenti

di Paola Medori

filmÈ nelle sale dal 19 dicembre scorso il film del regista Fausto Brizzi, “Indovina chi viene a Natale?”, una divertente commedia interpretata da un cast di attori comici italiani come Claudio Bisio, Claudia Gerini, Diego Abbatantuono, Angela Finocchiaro, Cristiana Capotondi e Raoul Bova. “Non volevo inseguire il film di Natale, comico per forza, ma realizzare una commedia romantica. Ho mischiato un po’ i toni. “E’ un film che assomiglia a Ex, in cui ci sono i buoni sentimenti e la risata pura” – ha dichiarato il regista.

Nel film Bova interpreta Francesco, un uomo senza braccia. Un diversamente abile che viene trascinato dalla sua ragazza, Valentina (Cristiana Capotondi), al tradizionale incontro di Natale in compagnia di tutta la sua eccentrica famiglia. Francesco si troverà di fronte a due genitori molto prevenuti nei confronti della disabilità: il padre Giulio, un bravo Diego Abatantuono, che è sposato con Marina (Angela Finocchiaro) e gestisce una azienda che produce panettoni a Milano.

Come ti sei preparato per questo ruolo?

Il mio personaggio guarda questa famiglia un po’ folle, ci si trova dentro e alla fine si lascia trasportare dalla loro energia. Mi sono preparato grazie al sostegno di due persone: Simona Stori una ballerina diversamente abile che usa solo i piedi e Andrea Posto che mi ha aiutato nella postura, nel modo di camminare e di muovermi.

Hai pensato di usare una controfigura?

All’inizio con Fausto abbiamo pensato che fosse necessaria una controfigura soprattutto per alcune scene come mettere con i piedi il pannolino al bambino o accendere il cammino con il fiammifero o rispondere al telefono. Poi ho voluto provare a farlo io e rendere ancora più vero il personaggio che in quel momento doveva dimostrare a se stesso e alla famiglia della sua compagna queste capacità. Devi cercare di capire esattamente come agire. Non è solo una questione di abilità fisica. Per esempio Simona Stori beve, tranquillamente, con il bicchiere di carta. Quando parla gesticola con i piedi e si sistema i capelli e diventa tutto naturale. Anche io dovevo far diventare naturale il mio personaggio, proprio perché la sensazione che ho avuto quando parlavo con Simona era di essermi dimenticato che non aveva le braccia.

Come è stata la reazione all’inabilità e diversità all’interno della famiglia?

Sono stato felice di interpretare questo personaggio. Mi sono chiesto come potesse essere inserito all’interno di una commedia e, ovviamente, avevo i miei timori. C’era il rischio di interpretarlo in un modo offensivo per chi è portatore di handicap. La sceneggiatura mi ha messo in una condizione di rispetto nei confronti dei diversamente abili e mi ha fatto capire, soprattutto, la difficoltà delle persone che si rapportano all’handicap. Francesco è molto abile con i piedi e non fa pesare la mancanza delle braccia. E’ divertente la reazione che hanno gli altri personaggi nei confronti della disabilità. A parole infatti siamo tutti bravi, ma quando ci troviamo di fronte a un disabile abbiamo timore persino a guardarlo negli occhi e nel momento che hanno una difficoltà togliamo lo sguardo perché ci imbarazziamo. Mi sono lasciato trasportare dall’istinto e poi Bisio mi ha detto: complimenti ne sei uscito bene!

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