Imu, ecco la stangatina per 2.436 comuni

di | 12 dicembre 2013 | attualità | 0 commenti

ImuTorna l’Imu, anche se in versione ridotta. A pagare quel 40% di differenza tra l’aliquota base del 4 per mille e gli eventuali aumenti sulla prima casa decisi dai sindaci saranno gli abitanti di 2.436 comuni. Oltre un terzo dei proprietari. Il termine per ritoccare l’imposta è scaduto il 9 dicembre e negli ultimi giorni solo Potenza ne avrebbe approfittato per alzare dal 5 al limite massimo del 6 per mille l’aliquota. Anzi, alcuni piccoli comuni, temendo l’impopolarità della mini-Imu a carico dei contribuenti, avrebbero rinunciato, ribassando all’ultimo l’imposta. Ora ai proprietari di prima casa non resta che sperare nell’emendamento alla legge di Stabilità, che prevede la detrazione della quota dalla Tasi, l’imposta sui servizi indivisibili che il prossimo anno sostituirà l’Imu. Operazione questa da chiudere il 16 gennaio e che richiede una copertura di 150 milioni, già individuata con l’aumento della stessa Tasi dalla terza casa in su.

Ma restano diversi gli scenari possibili: proprio ieri il nuovo responsabile economico Pd dell’era Renzi, Filippo Taddei, ha parlato di ripristino dell’Imu sulla prima casa per ridurre con più energia le imposte sul reddito. Intanto resta quel pezzetto da pagare, che in quel 60% dei capoluoghi di regione dove si è aumentata l’aliquota sfiora in media i 60 euro per una abitazione di tipo economico (classe A3) e i 103 euro per un appartamento A2 di tipo civile, dicono i calcoli dalla Cgia di Mestre. La stangata più forte è per i milanesi, che alla cassa dovranno versare mediamente 87 euro per una abitazione di tipo economico e ben 200 per una di tipo civile. A Genova l’esborso sarà di 83 euro per una A3 e di 158 euro per una A2. Anche a Napoli non si scherza, con 79 euro per una casa economica e 152 per un appartamento di tipo civile.  In 12 capoluoghi su 20 si dovrà comunque passare alla cassa e più precisamente ad Ancona, Bologna, Cagliari, Campobasso, Catanzaro, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Perugia e Potenza. Ma per i proprietari di prima casa non è finita qui. Il 16 dicembre bisognerà pagare comunque le seconde o terze pertinenze. Chi possiede box, cantina e terrazzo su uno di questi non pagherà l’Imu, ma sugli altri due sì. Secondo la Uil-servizio politiche territoriali, chi possiede due pertinenze pagherà in media 96 euro, chi ne possiede tre sborserà invece mediamente 192 euro.

Come se non bastasse, poi, ci sono le innumerevoli aliquote su fabbricati e abitazioni diverse dalla prima, per le quali il saldo è fissato al prossimo 16 dicembre. Un’indagine condotta da Italia Oggi a Bologna ne ha contate ben 11, passando per le abitazioni concesse a uso gratuito a parenti e affini di primo grado (7,6 per mille), fino al 9,4 per mille per botteghe e negozi. A Torino bisognerà districarsi in una giungla di 7 aliquote (anche qui con un 7,6 per le case concesse gratuitamente ai parenti). A Roma di aliquote ne hanno pensate invece 6, comprese quelle originali per gli alloggi assegnati dall’Istituto case popolari (6,8 per mille) e teatri, cinema e alloggi posseduti da Onlus (7,6).

Più semplice (e più salato) il conto sulle seconde case. Qui solo tre capoluoghi su 20 ( Bolzano con l’aliquota del 7,6, Catanzaro con il 9,6 e Trento con il 7,8) non hanno spinto l’aliquota al livello massimo del 10,6.

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