Imprenditore suicida per crisi. Ma la politica resta a guardare

di | 14 febbraio 2014 | editoriali | 0 commenti

suicidaDi crisi si muore. Ce ne dimentichiamo troppo spesso. Eppure, mentre si dibatte di legge elettorale e impazza il duello, tutto interno al Partito democratico, tra Enrico Letta e Matteo Renzi, c’è chi, sentendosi abbandonato da tutti e da tutto, compie la scelta estrema di togliersi la vita. È successo di nuovo questa mattina. Giorgio Zanardi, fondatore e titolare dell’omonimo gruppo editoriale di Padova, si è suicidato. Le ragioni sarebbero da ricondurre al difficile momento economico che, complice la crisi, l’imprenditore stava vivendo.

Il nome dell’editore si aggiunge al troppo lungo elenco delle vittime di questa crisi che non è solo economica. Il governatore veneto Zaia ha sottolineato, a ragione, che “è la nostra società nel suo insieme che sta vivendo uno dei momenti storici più drammatici di sempre e per uscirne è indispensabile che uno Stato e un governo distratti da beghe di segreterie politiche comincino a pensare ai problemi reali”. Il punto cruciale è proprio questo: è venuto meno il collante tra i politici e la vita reale.

E ciò – non smetteremo mai di ripeterlo ad alta voce – è accaduto perché si è eclissata la spinta etica che dovrebbe sempre sorreggere l’attività dei protagonisti della vita pubblica. Il bene comune, oggi tanto sbandierato a destra e a manca, più che un obiettivo da raggiungere, è uno slogan di cui ci si riempie la bocca. La nostra classe dirigente, del resto, parla per frasi fatte, si accontenta di esprimere solidarietà a parole, piuttosto che condividere l’ansia e la preoccupazione delle famiglie e delle piccole e medie imprese. Zanardi, come tanti, purtroppo, prima di lui, non è riuscito a sopportare il peso di una burocrazia che opprime, di una pressione fiscale che spesso manca di una dimensione umana, di un sistema creditizio sempre pronto ad aiutare i forti e a scaricare i deboli. L’incertezza e la precarietà impediscono ai giovani di pensare in termini di speranza al proprio futuro, demotivandoli e costringendoli a vivere senza prospettive.

Il lavoro, ormai, non lo cercano nemmeno. Queste dovrebbero essere le priorità dei nostri esponenti politici. Ma siamo alle prese con una nuova crisi di governo. E delle tanto agognate riforme, non si vede l’ombra.

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