Il “teatrino della politica” e la sorte dell’Italia nel vortice della crisi

di | 2 ottobre 2013 | editoriali | Commenti disabilitati su Il “teatrino della politica” e la sorte dell’Italia nel vortice della crisi

Angelino-AlfanoL’espressione “teatrino della politica” esprime meglio di qualunque altra lo scenario italiano in questo frangente. E, purtroppo, indica anche, in maniera abbastanza impietosa, lo stato comatoso dell’attuale classe dirigente. Quella che si è consumata a Palazzo Madama, con il colpo di teatro del Cavaliere – che ha deciso di votare per la fiducia al governo “non senza interno travaglio” – è apparsa come una farsa. Il governo Letta, ad ogni buon conto, ha incassato la fiducia al Senato con 235 voti a favore e 70 contrari. A dir il vero i numeri che avrebbero consentito all’esecutivo di andare avanti erano stati raggiunti già prima della dichiarazione del leader del centrodestra, grazie a 23 firmatari ( i nuovi “responsabili”) provenienti dal Pdl e Gal, di una mozione a sostegno dell’esecutivo. A questo punto è arrivata la mossa a sorpresa dell’ex presidente del Consiglio che, comunque, riesce sempre a stupire tutti. Solo sei senatori Pdl alla fine hanno deciso di non partecipare al voto (Sandro Bondi, Manuela Repetti, Remigio Ceroni, Augusto Minzolini, Alessandra Mussolini, Nitto Palma). Polemiche archiviate? Macchina del fango rinchiusa in garage? All’apparenza sembrerebbe di sì, ma a giudicare dalle tensioni e dagli scontro tra falchi e colombe del Pdl l’ascia di guerra non è stata sepolta. L’unico dato certo, per ora, è che nel Pdl esiste una frangia di “dissidenti”, le cosiddette “colombe”, con il vicepremier in carica Angelino Alfano come leader, che ha dimostrato di essere pronta a prendere una strada diversa da quella indicata dal capo. Se, come dicono, i protagonisti della fronda non hanno case a Montecarlo di cui rendere conto, la vicenda dovrebbe avere un epilogo diverso dal tracollo dell’ex presidente della Camera, Gianfranco Fini, Tra non molto arriveranno le forche caudine del voto sulla decadenza del Cavaliere. Sarà l’ennesimo banco di prova per il vecchio leone condannato in via definitiva ma anche per il Paese che vorrebbe uno scatto d’orgoglio dei protagonisti della vita pubblica. Invertire la rotta è difficile, ma non impossibile. Basta mettere da parte le strategie ed i tatticismi, per porre al centro dell’attenzione il bene comune senza se e senza ma. Le famiglie, le piccole e medie imprese, i lavoratori, i giovani, gli anziani attendono da troppo tempo quelle riforme che sono ormai indispensabili per la ripresa. Le forze politiche potrebbero riguadagnare la fiducia della gente comune intervenendo con lo spirito di chi vuole ricostruire dalle macerie. Sarebbe un bel passo avanti rispetto allo squallore attuale.

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