Il Paese invecchia ma la politica non si preoccupa degli anziani. Bettelli (Siaarti) lancia l’allarme

di | 17 settembre 2013 | sanità | Commenti disabilitati su Il Paese invecchia ma la politica non si preoccupa degli anziani. Bettelli (Siaarti) lancia l’allarme

anzianiInvece di tagliare la spesa, nel mondo della sanità la parola d’ordine dovrebbe essere razionalizzazione degli investimenti. In altre parole lo Stato dovrebbe investire in settori strategici, come, ad esempio, nell’ambito della geriatria, atteso il progressivo invecchiamento della popolazione. Quanti risparmi si potrebbero fare sulle degenze postoperatorie degli anziani? Come è la situazione degli ospedali italiani? Lo abbiamo chiesto alla dottoressa Gabriella Bettelli che ha diretto il Dipartimento Chirurgico e l’Unità operativa di Anestesia e Rianimazione dell’Istituto nazionale Ricovero e Cura Anziani – unico Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico dedicato all’anziano in Italia – ed è anche coordinatore del Gruppo di Studio di Medicina Perioperatoria Geriatrica della Società Italiana Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva, nonché membro del Gruppo di Lavoro Governo Clinico della Chirurgia Geriatrica del Ministero della Salute. Secondo l’esperta “è necessario scommettere su modelli organizzativi dedicati e sulla nuova figura dell’anestesia geriatria”.

Quanto la chirurgia e l’anestesia geriatrica sono oggetto di attenzione negli ospedali italiani?

Lo sono in misura assai variabile, ma comunque insufficiente rispetto al numero di anziani. La rapidità con cui questa popolazione è cresciuta ha colto di sorpresa, e solo in pochi centri sono presenti percorsi clinici dedicati. L’esempio classico sono i reparti di ortogeriatria, ove i soggetti con frattura di femore sono assistiti oltre che dall’ortopedico e dall’anestesista, anche dal geriatra. Questa soluzione si è dimostrata efficace nel ridurre le complicanze, ma richiede risorse esterne all’équipe operatoria. Inoltre, la frattura di femore è solo una delle tante occasioni che portano gli anziani sul tavolo operatorio. Infine, mentre i membri dell’équipe operatoria possiedono competenze chirurgiche ma non geriatriche, i geriatri possiedono competenze geriatriche ma non chirurgiche: il grande limite dell’ortogeriatria sta proprio nell’aver trascurato che lo specialista con maggiori competenze di medicina perioperatoria è l’anestesista: è su di lui che è necessario puntare, per creare la figura centrale del processo, ossia quella dell’anestesista geriatra.

Esiste qualche ospedale in Italia che ha affrontato il problema anche al di fuori della chirurgia del femore?

L’unico ospedale nazionale in cui il problema è stato affrontato in termini strutturali e per diverse chirurgie specialistiche è l’Istituto Nazionale Ricovero e Cura Anziani) di Ancona, ossia l’unico Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico geriatrico esistente in Italia. In questo ospedale, dove sono stata direttore del Dipartimento Chirurgico e Primario di Anestesia sino al 2011, è stato definito un percorso dedicato, basato su tecniche di valutazione specifiche (valutazione multidimensionale), protocolli di prevenzione delle complicanze proprie di questi pazienti (come ad esempio l’ipotermia intraoperatoria, lo squilibrio dei fluidi corporei e il delirio) e presa in carico globale della persona attraverso specifiche azioni di umanizzazione.

Quanto la chirurgia e l’anestesia geriatrica sono invece oggetto di attenzione da parte delle istituzioni preposte alla cura della salute?

Recentemente, il Ministero della Salute ha attivato un tavolo tecnico (di cui faccio parte), incaricato di definire una linea guida sull’an­zia­no chirurgico. Questa è attualmente l’unica iniziativa istituzionale nel settore. Nel nostro Paese è stato da poco istituito il Network Italia Longeva, che, in collaborazione con la Regione Marche (la più longeva d’Italia e sede dell’Inrca) dovrebbe promuovere iniziative di ricerca. A livello universitario, i soli cicli di lezioni sull’anestesia geriatrica di cui io sappia sono quelli che ho tenuto durante la mia permanenza all’Inrca, nella Scuola di Specializzazione in Anestesia, diretta dal professor Paolo Pelaia.

Visto l’alto numero, sempre più in espansione, degli anziani che si operano quali sono a suo avviso i primi provvedimenti da intraprendere?

La conclusione del lavoro ministeriale con emissione della linea guida è ciò che ritengo più urgente fare, promuovendo con tutti i mezzi il lavoro di questo gruppo di esperti, che non è supportato e risente delle difficoltà generali che colpiscono il pianeta della salute: crisi di organici e limitatezza delle risorse. Questo documento dovrebbe indicare le priorità d’intervento, che contemplano diversi ordini di fattori: sul piano clinico, si dovrebbe introdurre la valutazione multidimensionale, sì da ottenere un profilo che descriva, oltre allo stato clinico, anche le specificità della persona. Grande attenzione dovrebbe essere posta alla prevenzione del delirio, perché questa condizione, drammatica per il paziente e i familiari, può avere conseguenze come la demenza e la necessità di istituzionalizzazione, senza più ritorno a casa. Sul piano formativo, si dovrebbero organizzare master o corsi per gli anestesisti, volti a trasmettere le competenze geriatriche necessarie per un’adeguata gestione perioperatoria dell’anziano. sul piano organizzativo, si dovrebbe definire e implementare un modello organizzativo per la chirurgia geriatrica, che permettesse di ottimizzare le risorse, creando valore con le energie già presenti sul campo e utilizzando le reti assistenziali presenti sul territorio.

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