Il lento declino delle larghe intese e il futuro dell’Italia

di | 19 agosto 2013 | editoriali | Commenti disabilitati su Il lento declino delle larghe intese e il futuro dell’Italia

Letta e AlfanoIl 16 settembre si avvicina e, ovviamente, l’attenzione della classe politica italiana è tutta concentrata sulla sorte di Silvio Berlusconi. Preoccupazione legittima, per carità, trattandosi del leader di un partito che, comunque la si veda, gode del sostegno di una parte rilevante del popolo italiano. A tenere banco, dunque, è il tema della cd. “agibilità politica” del Cavaliere, cui fa da contrappunto quello della tenuta del governo. Ieri il presidente del Consiglio Enrico Letta, in apertura del Meeting di Rimini di Comune e Liberazione, ha lanciato l’ennesimo monito: “No – ha detto – a interessi di parte. Stop ai professionisti del conflitto”. E, da ultimo, chi stacca la spina pagherà dazio.

Se non conoscessimo a fondo il nostro Paese saremmo portati a credere possibile archiviare le beghe tra partiti e le contrapposizioni sterili per il bene comune. Purtroppo non è così: la maggior parte dei politici di centrodestra e di centrosinistra ha ormai indossato, in pianta stabile, la casacca di “falco” o di “colomba” e anziché dare risposte serie ai problemi che affliggono famiglie e imprese si arrovella sul dilemma amletico della incompatibilità e ineleggibilità del capo del Pdl. A chi giova tutto questo? Certamente non ai cittadini, stufi di assistere ad un dibattito politico lontano anni luce dalle proprie ansie quotidiane.

È, senza dubbio, vero, come sostiene il Capo dello Stato, che “il ricadere del paese nell’instabilità e nell’incertezza ci impedirebbe di cogliere e consolidare le possibilità di ripresa economica finalmente delineatesi, peraltro in un contesto nazionale ed europeo tuttora critico e complesso”, tuttavia questo “tira e molla” non si può trascinare all’infinito. I due principali partiti di maggioranza dicano, una volta per tutte, cosa intendono fare dell’esperienza di governo e si comportino di conseguenza. Senza nascondersi dietro il paravento del caso Berlusconi. Qualcuno potrà obiettare che non è stata cambiata la legge elettorale.

La domanda da porsi, a nostro avviso, è un’altra: siamo davvero sicuri che le “larghe intese” siano l’unica strada per affrontare i tanti problemi sul tappeto? Forse fare “piazza pulita” dell’attuale Parlamento, rimettendo tutto nelle mani degli elettori, non sarebbe poi così male…

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