Il caso Berlusconi e la sorte della nostra democrazia

di | 5 settembre 2013 | editoriali | Commenti disabilitati su Il caso Berlusconi e la sorte della nostra democrazia

giustiziaAlea iacta est. Il dado è tratto. L’ordine di far saltare il governo delle larghe intese è stato impartito. Che questo avvenga domani, come ha lasciato intendere qualche big del Pdl, o lunedì in concomitanza con la seduta della Giunta per le elezioni del Senato è irrilevante. Adesso si impongono alcune considerazioni.

La prima. A questo punto la caduta dell’esecutivo non può più essere vista come una sciagura. Tenere in piedi una squadra lacerata dalle polemiche e dai ricatti non ha alcuna utilità per il Paese per quanto Letta si sforzi di far passare il messaggio opposto. Se dopo la crisi debba nascere una nuova maggioranza o sia necessario ricorrere alle urne lo deciderà il Presidente della Repubblica.

La seconda. Da un po’ di tempo a questa parte il dibattito è monopolizzato dal caso Berlusconi. Fermo restando il diritto del Cavaliere di professarsi innocente (nonostante la batosta della Cassazione) ci si deve chiedere se sia giusto che la classe dirigente si concentri esclusivamente su questo unico aspetto, lasciando senza risposte le vere emergenze di un Paese che ha un tasso di disoccupazione raccapricciante, in cui le imprese e le famiglie sono allo stremo e i giovani non riescono nemmeno ad immaginare un futuro.

La vicenda dell’ex premier che ha, senza dubbio, una sua intrinseca importanza per il ruolo rivestito, finisce per essere cruciale non solo per la tenuta del governo ma per la sorte dell’Italia stessa. Ecco perché i nostri parlamentari hanno il dovere di gettare la maschera e dire chiaramente quello che intendono fare. In caso contrario è legittimo augurarsi che non solo il Cavaliere ma l’intera classe politica attuale si faccia da parte, essendo stata eletta (pardon nominata) per risollevare le sorti dello Stivale. Obiettivo, questo, costantemente  disatteso.

Il bene comune – che sta tanto a cuore a molti protagonisti della scena pubblica che si autoproclamano eredi di statisti di epoche lontane dalla nostra o di partiti che hanno fatto la storia repubblicana, resta, purtroppo, una chimera…

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