I numeri dell’immigrazione in Italia, anche gli stranieri sono in difficoltà

di | 11 ottobre 2013 | economia | Commenti disabilitati su I numeri dell’immigrazione in Italia, anche gli stranieri sono in difficoltà

di Ciro Balzano

immigrati-lavoroSiamo quasi giunti alla fine del 2013, e si può dire con certezza che, date le numerose notizie legate a questo fenomeno, l’immigrazione è stata , e lo è ancora, al centro del dibattito sociale e politico del nostro paese. I recenti dati riguardo alla compenetrazione dei migranti nel nostro tessuto sociale e territoriale che ci giungono come anticipazioni al venturo rapporto Censis “Immigrazione e presenza straniera in Italia”, ci dicono che sono il 7,3 per cento gli stranieri regolari che vivono e lavorano nel nostro paese, in numeri 4 milioni e 837 mila, un numero che potrebbe salire vertiginosamente se considerassimo anche gli immigrati clandestini, quindi senza lavoro. Negli ultimi 10 anni, questo numero è cresciuto in maniera netta di 11 punti percentuali. Il grosso della presenza straniera è presente nei territori del Nord, specie in Lombardia, dove troviamo il 23 per cento di migranti e 10 per cento di incidenza di stranieri sul totale della popolazione italiana nel milanese. Al Sud invece lo scenario è diverso. Regolarmente censiti sono “appena” 615 mila gli stranieri con un’incidenza al di sotto dei 3 punti percentuali. La crisi economica che ha investito il nostro paese, se da un lato ha favorito la speculazione sui paesi in recessione come il nostro, dall’altro lato ha lasciato i cittadini al proprio destino, e come del resto era prevedibile a farne le spese assieme alla popolazione italiana sono stati anche gli stranieri. Questo fenomeno ha sicuramente inciso sulla richiesta di permessi di soggiorno per cittadini non comunitari che se nel 2011 era in netta crescita, nel 2012 ha subito un’inflessione negativa abbastanza netta perdendo all’incirca 11 punti percentuali rispetto all’anno precedente ed addirittura il 58 per cento rispetto al 2010. Ovviamente il mercato del lavoro ha risentito della crisi economica che ancora perdura e quindi senza un lavoro regolarmente dichiarato, non in nero, non è stato possibile riscontrare un’elevata richiesta di permessi di soggiorno. Al di là dei permessi di soggiorno regolarmente dichiarati, i flussi migratori in Italia non si sono mai fermati, anzi il loro numero è salito in modo deciso, destando preoccupazione nell’ambito politico. I recenti fenomeni rivoluzionari che hanno interessato i popoli africani direttamente affacciati sul Mediterraneo non hanno fatto altro che accrescere un trend già abbastanza diffuso. Le cosiddette “Primavere Arabe” hanno spinto un numero sempre maggiore di migranti a lasciare i propri luoghi d’origine ormai devastati dalle guerre intestine, affidando tutti i propri averi agli imprenditori della morte e rischiando la vita su natanti per niente affidabili. La maggior parte dei migranti che richiedono asilo politico sono originari dell’Eritrea, della Somalia, Nigeria, Pakistan ed Afghanistan.

Se i dati della disoccupazione, generale e giovanile italiana, destano preoccupazione, lo stesso provocano i dati della disoccupazione tra i residenti di origine straniera. L’ultima rilevazione ci dice che il tasso di disoccupazione tra gli stranieri è salito al 13,8 punti percentuali. Dell’occupazione nazionale complessiva un 13 per cento è rappresentato dai lavoratori stranieri e la densità maggiore è rilevabile nel settore dell’edilizia con un 21,7 per cento ed a seguire nell’agricoltura. Questi dati, riguardo alla condizione lavorativa dei residenti nel territorio italiano di origine straniera, non fanno altro che evidenziare la scarsa conoscenza della realtà da parte di chi attacca il popolo straniero a prescindere. Uno dei dati più allarmanti è che la recente crisi, purtroppo, ha generato, in un numero maggiore di persone, un atteggiamento ostile nei confronti dei migranti, considerati la causa della mancanza di lavoro e della scarsa attenzione dello Stato Italiano nei confronti dei cittadini italiani che patiscono per la crisi congiunturale. Questi atteggiamenti ,che si possono annoverare tra la più generale paura dello straniero e il più crudo razzismo, non hanno ragione di esistere dal momento che secondo stime complesse gli stranieri in Italia provocano il cosiddetto “effetto fiscale zero” ossia un’equivalenza tra costi e benefici (Spese in servizi e Gettito fiscale degli stranieri), che rende gli stranieri poco onerosi dal punto di vista economico per l’Italia. C’è da aggiungere anche che l’Italia rappresenta l’unico paese tra quelli europei ad aver investito meno per le politiche di integrazione sociale ( per es. corsi di lingua italiana e mediazione culturale)ed ha finora potuto reggere il peso in termini di dispendio di risorse ed aiuti grazie alla forte rete di volontariato italiano che ogni giorno non perde occasione di dimostrare a chi ha bisogno di aiuto una grande solidarietà, suo elemento fondante.

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