I dati sulla disoccupazione giovanile sono sempre più allarmanti

di | 3 agosto 2013 | politica | Commenti disabilitati su I dati sulla disoccupazione giovanile sono sempre più allarmanti

di Ciro Balzano

offerte lavoroÈ un’estate torrida quella che investe l’Italia, da nord a sud, in questo periodo. A peggiorare la situazione ci pensano i dati diffusi dall’Istat che evidenziano lo stato comatoso in cui versa il Lavoro in Italia. Secondo i dati provvisori nel giugno 2013, seppur in aumento rispetto al mese precedente, la percentuale di occupati maschili è calata in base annua del 2,5 per cento; stessa sorte per il tasso di occupazione maschile (65%), che è in aumento in base mensile, ma è in netto calo su base annua di 1,7 punti percentuali. Anche il tasso di occupazione femminile (47%) è in ripresa in nel mese di giugno, ma è in calo dello 0,3 per cento rispetto ai dodici mesi precedenti.
Stesso discorso per il tasso di disoccupazione sia maschile che femminile. Il primo si assesta intorno agli 11,5 punti percentuali, in aumento dell’1,4 per cento rispetto all’anno precedente, il secondo è rilevato intorno al 12,9 per cento, aumentato di un punto percentuale rispetto allo scorso anno.
L’Istat si concentra anche sulla fascia di popolazione in cerca di lavoro. Nel range tra i 15 ed i 24 anni a cercare lavoro sono circa 650 mila persone, rappresentando il 10,7 per cento della popolazione in questa fascia di età. Il tasso di disoccupazione calcolato in questo intervallo di età, ovvero l’incidenza dei disoccupati sul totale degli occupati o di chi è in cerca di lavoro, è del 39,1 per cento, in aumento dello 0.8 per cento rispetto all’ultima rilevazione nel mese di maggio ed aumentato nettamente di 4,6 punti percentuali nel confronto tendenziale, ossia allo stesso mese dell’anno precedente. Gli inattivi ,nella fascia di età tra i 15 ed i 64 anni, aumentano dello 0,3 per cento rispetto al mese precedente ( in numeri significa un aumento di 39 mila unità) e dello 0,4 per cento rispetto all’anno precedente ( aumento di 51 mila unità). Invece il tasso di inattività rimane pressoché invariato (aumento dello 0,1%) rispetto al mese precedente mentre su base annua aumenta dello 0,2 per cento.
Fanno parte della componente inattiva tutte le persone che non fanno parte della componente occupata o disoccupata, che quindi  non lavorano né cercano un’occupazione.
Gli occupati ( a partire dal 15° anno di età) sono coloro che nella settimana precedente alla rilevazione hanno ricoperto per buona parte della settimana un incarico lavorativo, che preveda una retribuzione. Ai fini del calcolo vengono considerati anche i lavoratori assenti dal lavoro, in ferie o malattia, ed in questo caso l’assenza dal lavoro non può superare i tre mesi.
Sono considerati, invece, disoccupati ( tra i 15 ed i 74 anni) tutti quei soggetti che nella settimana precedente alla rilevazione statistica non hanno svolto nessuna mansione lavorativa, oppure che sono in cerca di lavoro o stanno aspettando di lavorare. Ancora una volta i dati divulgati rigorosamente dall’Istat, evidenziano come l’Italia non riesca ad uscire dalla profonda crisi nella quale è immersa totalmente. L’unica speranza è ripartire dal lavoro, che come sempre oltre a nobilitare l’uomo potrebbe rappresentare ed oggi sicuramente rappresenta l’unica ancora di salvezza per l’Italia intera.

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