Guido Barilla e unioni gay, dire la verità non è reato

di | 26 settembre 2013 | Senza categoria | Commenti disabilitati su Guido Barilla e unioni gay, dire la verità non è reato

BarillaÈ successo quello che tutti temevamo quando, in Parlamento, hanno cercato di inserire alcune norme liberticide all’interno del testo contro l’omofobia.

Guido Barilla (nella foto), manager della omonima multinazionale, è finito nel tritacarne mediatico solo per aver dichiarato nel corso di un’intervista alla trasmissione radiofonica “La zanzara” di Radio 24 di non avere nessuna intenzione di fare uno spot con una famiglia omosessuale “non per mancanza di rispetto ma perché non la penso come loro …”.

Nei suoi confronti è stata lanciata una vera e propria campagna denigratoria che non solo mina il diritto alla libertà di espressione, garantito dall’articolo 21 della Carta del ’48, ma costituisce un grave vulnus della Verità. Già perché, pur assicurando la massima tutela giuridica a tutti, a prescindere dall’orientamento sessuale, non si può equiparare la famiglia tradizionale, ossia l’unione stabile tra un uomo e una donna aperta alla prospettiva di generare una nuova vita, con altre forme di convivenza.

Queste ultime possono essere tranquillamente disciplinate dal legislatore ordinario, attraverso la previsione di meccanismi per la trasmissione dei diritti patrimoniali.

Sostenere questo principio è un dovere per tutti i protagonisti della vita pubblica che affermano di ispirarsi al Magistero ed alla Dottrina sociale della Chiesa i quali, puntualmente, preferiscono rimanere in silenzio mentre i soliti noti cercano di far passare messaggi diseducativi e fuorvianti, chiamando in causa persino presunte “aperture” di Papa Francesco che, in realtà, sono iniziative pastorali perfettamente in linea con il Magistero ed in linea di continuità con Benedetto XVI.

Difendere i fondamenti della società e la nostra stessa identità non potrà mai essere reato. E seppure lo diventasse saremmo pronti ad assumerci le relative responsabilità di fronte alla giustizia degli uomini, ben sapendo di dover rendere conto ad un tribunale più alto, laddove prescrizioni, furberie e derive ideologiche non hanno alcun peso.

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