Guerini (Federsolidarietà): “Ecco perché le cooperative sono un modello vincente”

di | 30 gennaio 2014 | Senza categoria | 0 commenti

GueriniNumeri che non sembrano quelli di un Paese devastato dalla crisi. Stiamo parlando del successo della cooperazione. Oltre 66 miliardi di euro di valore aggiunto nel 2012, pari al 4,7% del reddito complessivo prodotto in Italia; 77 mila imprese attive iscritte a fine 2013 nei Registri delle Camere di commercio, oltre un milione e 200 mila occupati censiti nel 2011; una domanda di lavoro programmata per il 2013 che raggiunge le 73.500 unità, puntando sulla qualificazione delle risorse umane ma anche sull’inclusione sociale, con una spiccata apertura ai giovani, alle donne, agli immigrati e a quanti hanno avuto poche opportunità di studiare. È il sistema cooperativo, di cui il Rapporto “Cooperazione, non profit e imprenditoria sociale: economia e lavoro” messo a punto da Unioncamere – e presentato oggi a Roma – mette in luce il modello vincente delle cooperative.
Ne abbiamo parlato con Giuseppe Guerini (nella foto), presidente di Federsolidarietà Confcooperative, che ci ha subito spiegato che ad essere vincente è “il modello organizzativo imprenditoriale delle cooperative”. Infatti, “se andiamo a comparare i dati occupazionali del nostro settore e quelli di settori analoghi è lampante che la formula della cooperazione permette un numero maggiore di assunzioni”.

Tutti pensano (e sbagliano) alle cooperative agricole, ma in realtà la cooperazione copre ogni settore dell’economia del Paese…
Esattamente, proprio oggi alla presentazione del Rapporto di Unioncamere il direttore di Federcasse ha fatto presente che in venti anni di evoluzione del sistema bancario gli unici istituti che hanno creato occupazione sono le Banche di credito cooperativo. Il dato straordinario è essenzialmente questo: la funzionalità del sistema organizzativo. Anche perché dal punto di vista delle regole del mercato del lavoro o della flessibilità, per esempio, non esistono grandi differenze tra le cooperative e le altre tipologie d’impresa.

E allora come mai questo successo?
Perché l’impresa cooperativa non essendo spinta a massimizzare i profitti, a speculare ha una efficienza più elevata nell’occupazione. Prendiamo il caso del taglio degli stipendi alla Electrolux: contrariamente da quanto ci viene propinato non è il costo del lavoro il vero problema.

Qual è allora?
Nei Paesi occidentali siamo arrivati ad aberrazioni dettate dal turbocapitalismo, dalla finanziarizzazione dell’economia, dalla globalizzazione per cui nelle aziende esistono differenze di retribuzione 160 volte superiori tra un dipendente e un top manager. Nel caso delle cooperative questo non avviene. A tal proposito la sfida da vincere sarà quella di preservare la qualità del lavoro nel nostro settore, ora che si è aperto un mercato delle prestazioni sociali, assistenziali. Se da un lato, infatti, c’è un elevato potenziale occupazionale, dall’altro c’è la necessità di proteggere questo settore dalla logica del profitto.

Mantenere la vocazione sociale, insomma?
Sì. Non soltanto nel nostro settore, ma l’intero Paese deve garantire una protezione sociale attraverso un sistema che organizzi la solidarietà in modo che abbia sì una rilevanza economica ma che non scada nella speculazione.

Dietro il vostro successo c’è anche un regime fiscale più favorevole?
Guardi, noi abbiamo una tassazione ridotta degli utili che vengono costituiti dall’attività dell’impresa. Ma se andiamo a vedere negli ultimi anni le sole imprese a fare utili sono state proprio le cooperative. Allora delle due l’una: o le aziende tradizionali non fanno utili oppure li nascondono in qualche modo. In ogni caso, ho una proposta.

Ci spieghi
Noi non vogliamo che questo regime fiscale sia una nostra esclusiva. Per questo facciamo sì che anche le altre imprese ottengano gli stessi sgravi. A patto, però, che facciano come noi: investano tutti gli utili nell’impresa e paghino in modo più equo manager e lavoratori. Perché vede, noi ne paghiamo poche di tasse, ma le paghiamo. Poi c’è chi elude…

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