Gratta e Vinci, il Tar si pronuncerà sul rinnovo a Lottomatica

Forse non tutti sanno che il caso dei Gratta e Vinci vede da una parte un governo che decide di rinnovare le concessioni in barba alle leggi e alle normative Ue, e dall’altra una serie di competitor tagliati fuori dalla partita, in barba alla regola del miglior offerente.

Questi i fatti: dopo Renzi, anche il governo Gentiloni ha archiviato la pratica concessioni del Gratta e Vinci il 14 novembre scorso, con l’approvazione di una disposizione del decreto fiscale quanto meno discutibile, Sulla carta, la misura era stata proposta per correggere i conti del 2017 e garantire parte di coperture alla legge di Bilancio per il triennio 2018-2020. Ma a leggere tra le righe veniva fuori l’estensione della concessione del Gratta e Vinci a Lottomatica. Tutto questo senza indire una gara pubblica.

Concessione – ricordiamo – della durata di nove anni e per la stessa cifra sborsata dall’operatore quando si aggiudicò la concessione nove anni fa.

Il giro di affari è cresciuto: da circa 800 milioni nel 2009 si è passati infatti a un volume pari a 9,2 miliardi di euro l’anno, di cui 1,4 miliardi incassati dall’erario. Insomma, una gara pubblica avrebbe permesso di rivedere le  condizioni della concessione alla luce del maggior volume di affari. Invece, in base all’articolo 20, il decreto conferisce all’Agenzia delle Dogane il potere di prorogare anticipatamente la concessione – che scadeva l’anno prossimo – in cambio di un’entrata certa e veloce per lo Stato pari a 800 milioni (50 da versare subito e altri 750 nel 2018). Mossa che ci pone nel mirino della Ue, che potrebbe infliggerci sanzioni per non aver favorito concorrenza e libero mercato.

A nulla sono valse le proposte in Parlamento, dalla Lega al M5s, contro il prolungamento del monopolio.

Dal canto suo, con una lettera datata 9 novembre e indirizzata al ministro Pier Carlo Padoan e al sottosegretario Pier Paolo Baretta, Sisal aveva messo sul piatto la disponibilità a partecipare attraverso il fondo Cvc Capital Partners a una gara pagando il necessario: 800 milioni come base d’asta e un anticipo di 50 entro il 31 dicembre 2017 “al fine di mantenere inalterate le previsioni di cassa allo stato previste”. Offerta ignorata dallo Stato.

Altro elemento che cozza con la tesi del governo “soldi sicuri e subito” è l’analisi dei tecnici del Bilancio al Senato: l’incasso di 800 milioni per il rinnovo della concessione a Lottomatica non sarebbe automatico, tale cifra infatti rappresenta la base d’asta della gara alla quale si presentò la sola Lottomatica nel 2009. Certo, la norma prevedeva la possibilità di rinnovo della concessione per ulteriori 9 anni, ma non è chiaro se la previsione di nuove e maggiori entrate e di modalità di pagamento anticipate rispetto all’avvio della nuova concessione rientrano nell’ambito di un rinnovo o di una proroga. Il rifiuto di indire una gara pubblica è ingiustificabile, anche alla luce di questi dubbi.

Eppure, il 20 novembre scorso il governo ha messo la fiducia sul collegato fiscale incassando a dicembre la prima tranche di 50 milioni da Lottomatica.

A quel punto, il 2 gennaio Sisal ricorre al Tar del Lazio, richiamando la fondatezza delle questioni di legittimità costituzionale sollevate nei confronti del famigerato articolo 20, che disattende gran parte della normativa vigente, e il principio di preminenza del diritto dell’Unione europea che impone a Stato e pubblica amministrazione, in caso di conflitto, di attenersi alle norme Ue disapplicando quelle nazionali.

Il 7 febbraio, la seconda sezione del Tar ha deliberato di discutere direttamente nel merito il ricorso intentato da Sisal in un’udienza che dovrebbe tenersi tra maggio e giugno.

Il caso Gratta e Vinci quindi sarà affrontato dal prossimo governo. L’Unione europea vigila. Le casse dello Stato non hanno certo bisogno di essere ulteriormente alleggerite da sanzioni che si potrebbero evitare, promuovendo tra l’altro la libera concorrenza e il sistema multiconcessionario.

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