Gratta e vinci, il governo deve indire una gara. Per rispettare l’Ue e per fare cassa

di | 30 novembre 2017 | attualità | 0 commenti

Il rinnovo della concessione per i “Gratta e vinci” deve passare per una gara pubblica. Questo il governo lo sa. Anche perché lo chiedono le regole dell’Unione europea. Ma a tutt’oggi la gara non è stata indetta e il governo sembrerebbe voler ignorare la normativa e rinnovare automaticamente e senza alcuna gara la concessione a Lottomatica.

A tal proposito, lo scorso 31 ottobre è stata presentata un’interrogazione in Senato con cui si chiede al ministero dell’Economia e delle Finanze di fare chiarezza su quella che sembra essere una decisione ormai presa dal governo, ma il rischio, forse sottovalutato del ministro Padoan, è l’apertura di una procedura di infrazione da parte della Commissione europea e della Corte di giustizia Ue.

L’emendamento che introduceva la gara è stato infatti bocciato in commissione Bilancio al Senato e l’Aula ha quindi approvato il testo iniziale, senza modifiche.

Il governo ha motivato il rifiuto ad indire una gara con l’impossibilità di garantire all’erario la stessa somma offerta da Lottomatica per il rinnovo della concessione (800 milioni di euro).
Affermazione che non corrisponde al vero perché, come riportato dalla Voce Sociale, un competitor di prestigio come Sisal ha offerto la stessa cifra nel caso venisse indetta la gara.

La proposta ufficiale di Sisal sembra però essere stata ignorata dal governo. La motivazione sarebbe sempre di carattere erariale: con una gara il rischio paventato dai tecnici dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli è quello di non avere gli stessi soldi che Lottomatica mette sul piatto per avere il rinnovo immediato. Ma Palazzo Chigi nell’affermare questo tralascia un dettaglio non di poco conto: nella lettera ufficiale Sisal mette sul piatto la stessa cifra, chiedendo peraltro di indire una gara pubblica, come previsto dalle normative europee.

Infine, il governo – così attento a fare cassa – non tiene conto di un altro aspetto economico fondamentale: con una gara aperta ai grandi gruppi mondiali attivi nel settore dei giochi e che avesse una base d’asta fissata a 800 milioni, Palazzo Chigi potrebbe ricavare da cinquanta a cento milioni in più di quanto offerto da Lottomatica (e da Sisal). Al contrario, non rispettando la normativa il governo incasserebbe meno e incapperebbe in una sicura procedura di infrazione.

Altro che guadagno, quindi!

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