“Gratta e Vinci”, basta monopolio: c’è l’emendamento per indire una gara pubblica

Qualcosa si muove, finalmente, sul fronte delle concessioni pubbliche per i cosiddetti “Gratta e Vinci“. Un emendamento alla legge di Bilancio, in discussione alla commissione Bilancio della Camera, dovrebbe aprire – se approvato – una nuova stagione dopo il lungo monopolio di Lottomatica.

La storia è nota, il rinnovo della concessione senza indire una gara pubblica non rispetta la procedura prevista dalla legge né risponde alle norme anti-trust dell’Unione europea. Il governo finora, a fronte di segnalazioni sull’assenza di libera concorrenza in una gara aperta a tutti i competitor, aveva sempre risposto picche, adducendo questioni di “cassa”. Tuttavia, un gigante come Sisal, per fare un esempio, aveva messo sul piatto gli stessi soldi garantiti da Lottomatica – 800 milioni di euro – pur di poter accedere a una gara pubblica che assegnasse le lotterie istantanee al migliore su piazza (come accade nei Paesi civili).

Era stato fatto presente al governo a più riprese che il rischio di una procedura di infrazione da parte della Ue era più che concreto (e a fronte di una eventuale sanzione il discorso del “fare cassa” di certo sarebbe decaduto), ma di una gara pubblica ancora nessuna notizia.

La questione, grazie all’attenzione di più formazioni politiche, ha mosso però il Parlamento. Tanto che è stato presentato un emendamento alla manovra (che a quanto pare dovrebbe essere comunque l’ultimo atto di questa legislatura) per avviare “entro il 30 maggio 2018, secondo i medesimi criteri e requisiti definiti ai fini della individuazione dell’attuale concessionario in esecuzione dell’articolo 21, del decreto-legge 1o luglio 2009, n. 78, convertito con modificazioni dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, la procedura di selezione per l’aggiudicazione della concessione per l’esercizio dei giochi pubblici denominati lotterie nazionali ad estrazione istantanea e della relativa forma di partecipazione a distanza ad ulteriori qualificati soggetti, in numero non superiore a tre, con pregresse esperienze nella gestione o raccolta di gioco, nazionali e comunitari, di dimostrata qualificazione morale, tecnica ed economica. I termini e le condizioni della concessione affidata agli operatori di cui alla presente lettera sono i medesimi della concessione dell’attuale concessionario; dispone che i concessionari sono scelti mediante procedura di selezione aperta, competitiva e non discriminatoria che preveda il rialzo delle offerte rispetto ad una base predefinita che garantisca entrate erariali in misura non inferiore complessivamente a 750 milioni euro nell’anno 2018; dispone che gli aggiudicatari della procedura di selezione corrispondano gli importi, in quote paritarie, determinate in ragione del numero di concessionari, incluso l’attuale concessionario, tenuto conto di quanto già versato da quest’ultimo in attuazione delle disposizioni di cui all’articolo 20, comma 1, decreto-legge 16 ottobre 2017, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 2017, n. 172; dispone altresì che, nell’ipotesi in cui alla procedura di selezione non partecipi alcun operatore o che, all’esito della stessa, non si proceda ad alcuna aggiudicazione, si applichino le disposizioni di cui all’articolo 20, comma 1, decreto-legge 16 ottobre 2017, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 2017, n. 172”.

In sostanza, fermo restando il rinnovo automatico a Lottomatica e l’incasso entro il 2018 di tutto quanto previsto dalla legge di Bilancio, cioè i famosi 800 milioni, si propone di indire una gara pubblica per assegnare la concessione ad altri tre concessionari, nel pieno rispetto della legge vigente e in risposta alla segnalazione dell’Autorità nazionale anticorruzione che condannava l’attuale monopolio.

Con questo emendamento sarebbe garantito un sistema “multi-concessionario” con una procedura di selezione aperta, che creerebbe competizione e, magari, assicurerebbe nel 2018 anche più soldi alle casse dello Stato.

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