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Governo giallo-verde, Salvini e Di Maio trattano sulla squadra dei ministri

salvini di maioLo spiraglio per un possibile accordo politico in grado di far partire il governo del cambiamento arriva da Luigi di Maio: tenere l’economista della “discordia” Paolo Savona nella squadra, ma in un ruolo diverso da quello di responsabile del Mef. È l’ultimo estremo tentativo che il Quirinale fa sapere di valutare “con grande attenzione”. Ma al via libera manca l’ok di Matteo Salvini, che definisce l’idea “strana” e spiega: “Ne parleremo con Savona”. Da qui Salvini abbandona tutti gli impegni della campagna elettorale per le prossime comunali e va a Roma per cercare di sbrogliare il nodo che riguarda la formazione del governo. Il segretario della Lega sta tuttora valutando la proposta del leader M5s per un esecutivo Conte con Savona non all’Economia.

Di fatto l’ennesima giornata di crisi ruota tutta intorno al Colle. Il Capo dello Stato incontra nel pomeriggio il capo politico del M5s, che da martedì continua a ripetere: “Governo politico o urne”. “La battaglia non è con il Quirinale”, si affretta a precisare Di Maio che domenica era arrivato a minacciare il presidente di impeachment per aver bloccato la partenza dell’esecutivo giallo-verde per l’insistenza dei due leader sulla presenza dell’euroscettico Savona. Poi la proposta: “Troviamo una persona della stessa caratura dell’eccellente professor Savona: lui resta nella squadra di governo, ma in un’altra posizione”.

 Il cerino passa così nelle mani del leader della Lega. Salvini dice di voler riflettere sulla proposta, ma comunque avverte: “Se mi tirano via anche un solo uomo di quella squadra, il governo non ha senso che esista”. Poi definisce “strana questa richiesta di spostamenti da un giorno all’altro, perché un ministro dell’Economia non sta simpatico alla Merkel o ai tedeschi. Valutiamo quanto possa essere utile agli italiani questo tipo di ragionamento e di spostamento parlandone ovviamente con il professor Savona, cosa che educazione vuole”.
In attesa dell’esito dell’ennesima trattativa per la rinascita di un governo politico, intanto, resta l’opzione del governo Cottarelli. La lista dei ministri è pronta e lui è in stand-by per non “forzare sui tempi per un eventuale esecutivo politico”. Di fatto per un governo “neutrale” però non ci sono i numeri per ottenere la fiducia alle Camere: l’unica via d’uscita poteva essere l’accordo politico di maggioranza a non esprimersi, con la disponibilità di volontari a votare a favore. L’ipotesi però si infrange contro la realtà, con i pentastellati che confermano il no alla fiducia, portandosi dietro anche Lega e Fratelli d’Italia.

 Per quanto riguarda la Borsa, dopo due giornate nere, le notizie da Roma spingono Piazza Affari, che riprende fiato e chiude in rialzo del 2%, grazie soprattutto ai recuperi dei titoli bancari, con investitori a caccia di saldi. L’altalena tocca anche lo spread tra i Btp e i Bund tedeschi, che si raffredda e chiude a 247 punti base, in calo di mezzo punto percentuale dai 290 della chiusura ieri, quando era volato fino a 313 punti, ai massimi dal 2012. Ma i dubbi sulla capacità dell’Italia di ripagare il suo debito si riflettono sul mercato primario e l’asta di Btp a 5 e 10 anni vede un netto rialzo, col rendimento medio del decennale che vola al 3% (il livello più alto da maggio del 2014) dal 1,70% del collocamento di aprile.

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