Gli studiosi del processo penale a Trento contro la piaga delle celle straripanti

di | 8 ottobre 2013 | attualità | Commenti disabilitati su Gli studiosi del processo penale a Trento contro la piaga delle celle straripanti

prof. Ennio AmodioDa Strasburgo i rintocchi della campana della libertà hanno inondato la Penisola. E finalmente si è capito che un tasso del 40% di detenuti in attesa di giudizio nelle nostre carceri è una disfatta intollerabile per la terra di Beccaria. All’inizio di quest’anno la Corte Europea dei diritti dell’uomo ha ordinato all’Italia di mettere fine ad un uso massiccio e sistematico delle manette che fa apparire una vera ipocrisia la formula della nostra Costituzione secondo cui la libertà personale è inviolabile. Da qui l’impegno dei professori di procedura penale delle Università italiane che intendono gettare le basi di una riforma capace di rendere davvero eccezionale la custodia cautelare.

Nel Convegno in programma a Trento dall’11 al 13 ottobre prossimo, organizzato dall’Associazione tra gli Studiosi del Processo Penale “G. Pisapia” – di cui è presidente il professor Ennio Amodio (nella foto) – si discuterà delle prassi devianti nella emissione delle misure coercitive e nei relativi controlli. L’attenzione del dibattito si concentrerà anche sui frutti bacati dei pacchetti sicurezza dell’ultimo decennio nei quali si finisce per concepire la carcerazione cautelare degli indagati presunti innocenti come un trattamento normale da moltiplicare e allungare senza remore.

La parte centrale dell’evento sarà dedicata al confronto con l’esperienza degli altri Paesi in cui la detenzione prima del giudizio non è, come da noi, un fenomeno di massa tanto anomalo da suscitare la sdegnata meraviglia dei giudici europei. Si esaminerà con particolare cura l’istituto del Bail, la bandiera di libertà del sistema angloamericano, per capire come è possibile assegnare al carcere prima del giudizio un ruolo minimale senza mettere in pericolo le esigenze di contrasto della criminalità.

Dopo che una terna di docenti avrà tracciato le linee portanti della riforma patrocinata dalla Associazione dei processualisti, avrà luogo una tavola rotonda in cui prenderanno la parola esponenti della magistratura, della avvocatura e della politica. Sarà un confronto necessario a far emergere in che misura le proposte dei professori di procedura penale sono condivise da chi opera a diverso titolo nel pianeta giustizia. Il Convegno vuole rendersi interprete del messaggio lanciato dalla Corte europea mettendo in primo piano l’urgenza della riforma. Un ulteriore ritardo può davvero radicare in Europa l’idea che nel nostro Paese la pena si sconta prima ancora che un giudice pronunci la sentenza di condanna al termine del giudizio.

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